Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
anno
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1939
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pagina
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150
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150 Tomaso Fracassini
n.
Da Firenze, ai 2 di ottobre del 1847 (il settimanale La Patria, dopo 24 numeri fra ordinari e straordinari già pubblicati, era divenuto, il giorno innanzi, quotidiano) Vincenzo Salvagnoli scriveva al filosofo, a Parigi:
Non chiedo scusa del mio lungo silenzio, perchè saprà quanto sono stato e sono occupato. Le invio Lo Patria, a nome anco de* miei colleghi, Ab. Lambrnschini e Barone Ricasoli. Vedrà che ha in fronte una sua lettera. Io la prego a fregiarla di qualche suo articolo. Riceverà il trimestre passato e i numeri futuri. Qui dopo la formazione del nuovo ministero, molto si spera e molto si aspetta. Ella deve godere come iniziatore di tanta felicità. Non l'avrei preveduta quando ebbi il bene di conoscerla a Brusselle. Oh venga qui a godere dei suoi trionfi. Il suo nome è per tutto e in nessun luogo più. venerato che nel mio animo . ')
Era. in queste frasi, uno di quei fervidi inviti rivolti all'apostolo
iniziatore di tanta felicità , affinchè venisse a godere dei suoi trionfi
anche in Toscana, ove la propaganda politica e l'opera giornalistica
del Salvagnoli avevano cominciato a conseguire effetti propizi alla causa
italiana.
Ma converrà qui riassumere, nel periodo storico compreso tra gli anni 1847 e 1848, quella breve parte che va riferita, appunto, all'azione compiuta, nel nome di Gioberti e secondando in gran parte il pensiero politico di lui, da Vincenzo Salvagnoli che, coadiuvato dal Lambru-schini, e poi da questi e dal Massari, contribuiva col giornale dei mode' rati fiorentini a creare, soprattutto nell'animo popolare, quell'entusiastica aspettazione verso colui che partito in esilio nel settembre del 1833 accompagnato al confine da un carabiniere come un malfattore, dopo quindici anni tornava come trionfatore, signore e donno della opinione, deU'ammirazione, dell'amore del popolo . 2)
Ài primi giorni d'aprile di quell'anno era uscito dalle stampe di Lugano quel Discorso del Salvagnoli sullo Stato politico della Toscana. letto ed appreso qua! verbo di conciliazione fra i governanti e i governati, poiché intendeva segnare un limite ai desideri di questi, indicando a quelli le riforme che si potevano e si dovevano dare. 3*
8 Vedi A. DOMA, op. cit., app. 12.
2) Vedi V. BERSEZIO, I miei tempi, Torino, A. Formica, 1931, p. 255.
3) Vedi Discorso di Vincenzo Salvagnoli sullo stato politico detta Toscana nel morto 1847. Lugano, Tipografia della Svizzera Italiana, 1847.