Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
anno
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1939
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pagina
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152
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152 Tomaso Fracassi ni
D'accordo ambedue nel riconoscere e nel sostenere cbc gì' immortali principi propagati dal rivolgimento francese dell'89, dovessero affermarsi contro ogni assolutismo dominante. Anche il Salvagnoli auspicava l'avvento al potere di quel medio ceto colto che è la parte migliore del popolo; e, come il Gioberti, affermava la necessità di trasformare ogni governo assoluto, in governo costituzionale per applicare le idee di libertà e di uguaglianza. E con tali principi anche il Salvagnoli animava e ravvivava quella reazione liberale, a cui dava fede e volontà di operare per il patrio riscatto; e per tali principi] la sua francofilia era così intransigente, da non tollerar critiche e confutazioni ad essi contrarie:
Vedrà ne La Patria di oggi il suo bell'articolo mutilato da me... Ma io non potevo fare altramente perchè la Francia ha ed ebbe peccati, ma non voglio né devo lasciare che si maledica alla nazione, che dal 1789 al 1830 (salvo il tempo della restaurazione) provvide a tutto il genere umano. Né questa ammenda è inferiore ai falli passati, presenti e futuri.
Così scriveva il 23 luglio (La Patria era al sesto numero di vita) a Cesare Guasti che gli aveva mandato certe Cronache Sanesi, con apprezzamenti tutt'altro che benevoli sulle cose di Francia. ''
Quanto a quella media borghesia cólta parte migliore del popolo cui auspicava l'avvento ai potere, il Salvagnoli, malgrado ogni astratto concetto altrui, o filosofico o rivoluzionario, mai voleva confonderla con la democrazia. Spirito aristocratico per eccellenza di pensiero* e, anche, per qualità di elette relazioni che s'intrecciavano intorno a lui, egli mantenevasi irreconciliabile con tutto ciò che sapesse di demagogia.
Quindi la sua azione giornalistica protendevasi a creare veramente un'opinione nazionale, avviandola ad un andamento di vita italiano; ed egli era il solo che in Toscana avesse una giusta idea del valore e dell' importanza di tale evoluzione.2)
Insieme ai suoi collaboratori, abate Raffaello Lambruschini e barone Bettino Ricasoli, aveva sparso fra tutti i buoni Italiani una
*> Lettera inedita esistente fra le Carta C. Guasti, Prato. L'articolo comparve col tìtolo in francese Chroniqucs Sicunoises, poiché era una recensione a tali cronache, traduites de PItalien, précedées d'uno introduciìon et accompagnées de notes, par le Due de Dino, Paris, L. Curmer, 1846,8. Recensione apparsa ne La Patria del 23 luglio 1847.
?) Vedi Vincenzo Salvagnoli per Piero Puccìoni. Torino U. T. E. T., 1861, p. 35: TI Salvagnoli, a detta del Gioberti, fu solo in Toscana col Montanelli ad avere una vasta idea dei movimenti italici: non so aggiunge il Puccìoni; se oggi l'illustre filosofo tornerebbe sul secondo a scrìvere uguale giudizio, ecc. .