Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
anno
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1939
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pagina
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170
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170 Tomaso Fracassila
VI.
Mettendo piede in Toscana al principio di quell'anno destinato dai cieli ad esser segnalatissinio per la patria nostra, Giuseppe Massari trovava che Livorno continuava a manifestare a proprio modo e con volontà più guerresca che ribelle (in ogni caso tutt'altra che pacifica) il fervore impaziente dell'attesa, per le riforme politiche ormai inevitabili, delle quali volevasi da più parti affrettata la concessione. l)
Nella città di Francesco Domenico Guerrazzi, dopo il tumulto del 3 settembre 1847, che il Governo granducale credeva di aver placato e soddisfatto con la concessione della Guardia Civica salutata, cinque giorni dopo, con una festa religiosa e civile, mista di Fede Mariana e di amor patrio (definita dal governatore Don Neri Corsini per un baccanale rivoluzionario ma ben compresa da lui come nuovo motivo non trascurabile, onde invitare Leopoldo II a concedere spontaneo una saggia costituzione, prima che il costringessero a farlo); 2) dopo questa proposta di Don Neri, dicevamo, definita dal Salvagnoli come sublime intempestività, e dopo le furie popolari antisbirresche del 21 successivo, superate le quali il medesimo Corsini ritenne di doversi dimettere da governatore di Livorno, provvisoriamente sostituito dal generale Giuseppe Sproni (cittadino livornese); dopo l'altro ammutinamento del 27 dicembre, sobillato col pretesto di volere altre armi per la milizia cittadina, onde poter difendere la città da un'immaginaria invasione minacciante dalla Lunigiana occupata dalle truppe estensi; dopo queste sommosse livornesi insomma, con le quali terminava il 1847, un'altra ne seguiva, per cominciare il 1848.
Et 6 gennaio, infatti (e sempre per reclamar completo l'armamento della Civica che attendeva, in parte ancora, fucili, baionette e sciabole dalla Francia ove il Governo toscano ne aveva fatto l'acquisto), preceduto da una fitta diffusione di migliaia e migliaia di manifestini stampati alla macchia, chiedenti armi, armi, armi...; il popolo livornese agitatasi in nuovo tumulto. Impotenti a sedarlo, il generale Sproni e le autorità civiche, fu facile a chi mestava nel torbido uscir fuori col proposito, subito accolto, di creare un piccolo governo locale, una
1) Vedi: Storia 'Civile della Toscana dal 1737 al 1848, di A. ZOBI, Firenze, L. Molini 1852, T. V, pp. 286-288.
-.) Vedi Fatti di Livorno: maneggi del Ministero toscano. Lettera di Don Neri dei Principi Corami I conte Pietro Ferretti. Bastia, 1847, pp. 16-20.