Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
anno
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1939
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pagina
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174
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174 Tomaso FracaSsam
Per concretare una riforma simile, anziché affidarsi al collegio troppo numeroso, Leopoldo nominava il quinquevirato dal cui- studio uscirebbero la istituzione della rappresentanza nazionale parlamentare, e lo statuto fondamentale per integrare i cittadini toscani nei loro diritti politici.
Frattanto il 12 gennaio la popolazione di Palermo si era levata in armi sopraffacendo t borbonici; l'evento echeggiava in Napoli e
cav. Leonida .Landucci, prof. Pietro Capei, aw. Leopoldo Galeotti. Già il 25 gennaio mattina sotto la presidenza dett'aw. Leonida Landucci, nella sala di Luca Giordano a palazzo Riccardi, si riuniva la Commissione per creare la Unità provinciale e le libertà municipali dentro i limiti voluti dall'Unità dello Stato. La conferenza era composta di funzionari dello Stato, di gonfalonieri, di proprietari, 'di -colti uomini di legge e, fra questi ultimi, Vincenzo Salvagnoli che presentò le sue osservazioni rivolte a colmare i vuoti lasciati dalle proposte governative. Nella seduta del 6 febbraio il presidente, che era il ricordato Landucci, incaricava il Salvagnoli (compilatore del regolamento disciplinare per la Conferenza) di redigere le proposte concernenti l'elettorato e l'eleggibilità. Il 20 febbraio si tenne l'8a ed ultima discussione della Conferenza: in questo periodo di tempo Re Carlo Alberto aveva promesso fin dalT8 febbraio lo Statuto; il IO l'aveva concesso Re Ferdinando di Napoli; il 15 anche Leopoldo II promulgava lo Statuto fondamentale della Toscana, ed è a credersi che, a mandarlo fuori in anticipo, contribuisse un articolo dei tre direttori de La Patria, comparso il 13 febbraio. Il giorno innanzi ne La Patria (n. 158), dopo esservi riportato il proclama Albertino dell'8 febbraio, compariva una specie di schematico modello di Costituzione, ribattuto nella Gazzetta di Firenze (n. 36), che sembrava essere stato pubblicato per influenzare il quinquevirato che compilava lo Statuto. Il Salvagnoli (ovvero firmava la Direzione de La Patria) iniziava quel suo storico commento con le parole: siam giunti, grazie a Carlo
Alberto, siam giunti
Certo è che cotesto modello di costituzione suggerito da La Patria, giovava anche a dar traccia allo Statuto piemontese del 4 marzo.
Il 3 marzo il Granduca Leopoldo II emanerebbe poi la legge elettorale; ampliata il 26 aprile per lo scopo che le liste elettorali formate in ottemperanza alla legge precedente non avevano fornito quello sperato numero di elettori dal cui voto sorgesse la rappresentanza nazionale in tutta quella verità che fin da principio volevamo conseguire.
Per la istituzione della rappresentanza nazionale vedi Motuproprio dell'I I febbraio successivo (Gazzetta di Firenze, n. 33); era notato che, Pavere incluso la possibilità di conferire la dignità senatoria agli arcivescovi e vescovi toscani, a piacimento del Principe, era un omaggio reso alle prevalenti idee giobertianc: eccessivo, poi', appariva il numero di 86 deputati per la Toscana.
Per la Costituzione leopoldrna vedi n. 38 della Gazzetta di Firenze del 1? febbraio. Vedi anche Considerazioni politiche sulla Toscana di LEOPOLDO GALEOTTI. Firenze, Mariani, 1850; ed a proposito di Leopoldo Galeotti vedi GIUSEPPE CALAMARI, Leopoldo Galeotti e il Moderatismo toscano, Collezione Storica del Risorgimento Italiano fondata da Giovanni Canevazzi e diretta da S. .E. Arrigo. Solini. Soc. Tipografica Modenese, Modena 1935-XIII.
Si sa che il proemio fondamentale dello Statuto toscano, era stato dettato dal marchese Gino Capponi. Quando fu promulgatolo Statiitio; grand* festèfeÈe? per tutta la Toscana il 17 febbraio.