Rassegna storica del Risorgimento

GIOBERTI VINCENZO
anno <1939>   pagina <179>
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Il ritorno di Gioberti in Italia 179
IX.
Dei collaborare assiduamente e direttamente abbiamo detto al quotidiano fiorentino, Gioberti non volle sapere; ma teneva molto a vedervi stampate le sue lettere. Il Salvagnoli, poi, era premuroso d'in­viargli a Parigi le copie del giornale, che le riportavano; chiedendo ancora: La prego di scrivermi più spesso che può. Le sue lettere fanno un gran bene .x)
E qual commozione e ammirazione produsse nei lettori de La Patria la lettera inviata a Giuseppe Massari da Parigi, il 25 febbraio 1848 l
Un'altra egli ne aveva ricevuta una settimana prima, nella quale eran congratulazioni rivolte al figlio di quella nobil parte d'Italia, dove Napoli si era redenta e ammirabile era stato il contegno usato negli ultimi eventi dai popoli delle Due Sicilie. E vi era anche un particolare elogio al pubblicista: mi congratulo, mio caro Massari, dei vostri egregi articoli ne La Patria. Voi fate progressi di gigante nell'arte diffi­cile del buon giornalista, e siete degno cooperatore del Salvagnoli e del Lambruschini .
Un periodo di tal lettera era stato pubblicato in un trasparente trafiletto a firma della Direzione del giornale, ma che il Massari confer­mava altrove d'aver compilato lui, cosi:
Da una lettera che ci scrive da Parigi un illustre ed autorevole italiano, in data 18 febbraio, ricaviamo il seguente brano: Qui è imminente o una sommossa o una muta-, zinne ministeriale, e se la politica del Governo non muta, vi sarà rivoluzione. Lo spettacolo
peritura; e mentre le presenti generazioni italiane per i vostri magnanimi atti vi benedicono, molto piò vi benediranno le generazioni future, che di quelle godranno i più benefici effetti . Del cesto il medesimo Gonfaloniere, assumendo la carica maggiore della civica rappresentanza fiorentina, aveva chiaramente detto, a chi questa carica gli conferiva, come ai suoi amministrati, che egli intendeva di uni­formare la sua opera al volgente momento politico: La stessa magnanima civile impresa, che i Principi vanno compiendo in Italia, tanto più sublime, tanto più efficace che non l'opera di un cittadino, sarebbe manchevole senza il concorso di altra opera a forza civile, cioè senza l'unione e la cooperazione della Nazione. E con maggior ragione egli chiedeva piena e leale cooperazione ed aiuto ai Concit­tadini, perchè questa non mancasse né olle cose comunali, né alle più gravi occor­renze della comune Patria. II barone Bica soli era, non soltanto condirettore de La Patrio ma vincolato da fraterna amicizia al Snlvagnoli, i cui consigli Bettino richiese e sempre ascoltò e mise in. opera nel 11148 e, più ancora, nel periodo veramente storico, per la Toscana del 1859 e del 1860.
i), v'odi appeiidip.c 16 (lettera di Salvagnoli a Gioberti del 30 dicembre 1847) in A. DOMA, Un (Hubert!ano in Toscana (op. cit.).