Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
anno
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1939
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pagina
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181
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// ritorno di Gioberti in Italia 181
passato secolo e, repugnando a collegarsi gli uni e gli altri con la Francia repubblicana, nulla avrebbero a temerne, ma, uniti, potrebbero moderarla amichevolmente.
Queste parole erano scritte ai primi di marzo, libera La Patria di esprimere il pensiero del suo massimo collaboratore, maestro e guida a spìriti incerti, mentre che la censura imbiancava qualche voce discorde de VAlba. >
Nel cielo di Toscana era sentore di guerra, in un fervore di provvedimenti per la sicurezza armata si chiamava Giacinto di Collegno perchè ordinasse in linea i volontari della Guardia Civica, perchè fosse accresciuto Fesercito e venisse fortificato in vari punti il paese, mentre si compieva una propaganda spicciola fra i cittadini, affinchè solleciti rispondessero alla chiamata di una leva straordinaria in servizio e a difesa della patria . 2
E il desiderio di riavere il Gioberti in Italia si accresceva ancor più, al leggere una nuova lettera di lui, indirizzata al Valerio fino dal 26 di febbraio: che, rivolgendosi di nuovo ai Principi ed ai popoli della penisola, il filosofo porgeva agli uni e agli altri i più salutevoli consigli per sapersi dirigere nelle volgenti e gravissime circostanze, mostrandosi, l'apostolo, sempre più sollecito per il bene d'Italia. 3)
D Per esempio: l'articolo di fondo in. prima pagina del . 164 (7 marzo) è imbiancato per una colonna e mezza. Né deve dimenticarsi che L'Alba era presa di mira non soltanto pel sno atteggiamento sedicente democratico, ma anche per i ripetuti tentativi di sobillare la piazza contro il Governo. La dimostrazione a questo ostile* del 21 marzo, per la'quale si tolse a pretesto un cambiamento di sistema nel pagamento delle pigioni di casa (di voler pagare, cioè, a bimestri anticipati anziché a semestri), fu provocata da manifestini anonimi usciti dalla tipografia de L'Alba, e si ritenne che autori ne fossero il Marmocchi" e Antonio Mordilo. E dallo stesso luogo aveva origino un certo malumore generato fra i tipografi fiorentini, classe artigiana assai numerosa toccata effettivamente da diminuzione di lavoro e di guadagno, alla quale si prospettava la minaccia dell'introduzione, in Firenze, delle moderne macchine tipografiche.
2) Vedi Giornaletto o Catechismo politico pei popolani (11 marzo 1848) a cura di P, Thouor e M. Celimi, in Notizie Italiane.
3) Vedi n. 182 (7 marzo) de La Patria; vedi n. 54 (7 marzo) della Gazzetta di Firenze; vedi n. 185 (10 marzo) de La Patria, lettera del 27 febbraio, al marchese B. D'Azeglio; e quella nello stesso numero diretta il 26 d. in. al Montanelli. Quella al Valerio, pubblicata prima da La Concordia, abbiam veduto che fu riportata nel n. 182, e quella a P. Santarosa, in data 3 marzo, era pubblicata nella stessa Patria nel n. 190 (15 marzo). Del resto tali lettere ed altre, insieme anche agli indirizzi diramati dal Gioberti durante il suo viaggio per l'Italia, del quale andiam parlando, fanno parte delle Operette Politiche di V. Gioberti a cura di G. Massari, Tipografia di Capolago, 1851; vedi anche Ricordi biografici ecc., già citati, voi. Ili, p. 41.
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