Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
anno
<
1939
>
pagina
<
189
>
// ritorno di Gioberti in Italia 189
Promulgata e conosciuta l'allocuzione detta funesta, fa compresa per ciò che espri in èva e per quei che non diceva ma lasciava chiaramente intendere: rifiuto di partecipare, con armata mano, all'impresa di Carlo Alberto contro l'Austria. E dava ragione a quanti avevano mai creduto come G. B. Niccolino ad una durevole fedeltà di Pio alla causa degli Italiani; sicché il popolo di Roma, che aveva portato in palma di mano il Pontefice solo perchè avealo giudicato sacro Guardiano d'Italia, a sentirlo scappar fuori in tenerezze paterne per l'Austria andò in combustione, e voleva finirla colla Signoria Teocratica .x*
vedi Massari, Carteggio, loc. cit., voi. Ili, p. 91), non sembra possibile che egli giungesse a Torino la mattina del 29 aprile successivo, verso le ore nove, come ciò ha affermalo il Massari (vedi Carteggio, loc. cit. voi. IH, p. 92).
0 che si provenisse per terra, o varcando il mare nel tratto da Marsiglia a Genova, un viaggio simile si compieva fra i quattro e i cinque giorni. D'altra parte il Massari non era presente all'arrivo del Gioberti. Egli si trovava a Milano, dove, il giorno dopo, 1 di maggio, la notizia di tale arrivo erasi diffusa e allora il Massari scriveva al Gioberti: Ho saputo del Vostro arrivo a Torino e delle grandi feste che vi hanno fatto (vedi Balsamo -Crivelli, Carteggio, loc. cit., lettera 155 p. 426).
E le feste erano state davvero grandiose: Sotto la data del 30 aprile 1848 il corrispondente torinese della Gazzetta di Genova mandava al suo giornale (e la notizia era riportata integralmente e contemporaneamente dai due quotidiani fiorentini, la Gozzetta, n. 104. del 4 maggio: La Patria, n. 240, del medesimo giorno): Vincenzo Gioberti il R'if ornatore Italiano arriva in questo mentre nella sua cara patria. Nel riveder la Patria dall'esiguo, chi può pensare quanto quel cuore senta di commovente, di esultanza, d'amor patrio? Il popolo corre le vie per andare a riconoscere quel grande Uomo che fa il primo iniziatore della Libertà. Chi gli bada le mani, chi si contenta di toccargli gli abiti, chi piange ecc. ecc.. La corrispondenza continuava così a narrare le accoglienze fatte al Gioberti, le quali venivano altresì descritte in H Mondo Illustrato del 6 maggio 1848, n. 18, riferendole al giorno dell'arrivo, 30 aprile, domenica (vedi Balsamo-Crivelli, Carteggio, loc. cit., p. 426, nota 2).
Del resto anche il Massari (vedi Ricordi biografici, ecc., loc. cit., voL HI. p. 92), pur fissando la data del medesimo arrivo ai 29 d'aprile alle ore 9 del mattino, si riferiva alla notizia data dal giornale torinese La Concordia, dei 1 di maggio, si noti, il quale scriveva: Ieri mattina, verso le 9. Gioberti giungeva in Torino... .
Fra i vari inviti fatti al Gioberti, appena arrivato in patria, aftinché si affrettasse a fare una visita anche a Milano, uno ne rivolgeva Antonio Montanari, proprio il 30 d'aprile, per quanto nessuna notizia dell'arrivo fosse giunta in quel giorno nella capitale lombarda (vedi Lettere d'Illustri Italiani a Vincenzo Gioberti, p. 135, pubblicate con proemio e note a cura di LUIGI MABÀBO, presso il R. Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Roma, Vittoriano, 1937-XVI).
A proposito della sua partenza per l'Italia, il Gioberti ne aveva dato notizia anche a Giuseppe Bertinatti che, da Brassclle, il 31 aprile (data errata, naturalmente) scriveva in proposito uno lunga lettera al Carissimo Vincenzo, inviandola alla Marchesana d'Azeglio perche la facesse pervenire al filosofo appena arrivato a Torino (vedi ADOLFO COLOMBO, Lettere di Giuseppe Bertinotti a V. Gioberti (1834-1852)., p. 135, Roma, Vittoriano, 1937-XV, a cura del R. Istituto per la Storia del Risorgimento). i) Vedi MONTANELLI, Memorie sull'Italia specialmente sulla Toscana dal 1814 al 1850, Torino, Soc. Èdit. Ital., 1853, voi, II, p. 313; vedi Gazzetta di Firenze, a, 103 (3 marzo) tolto dalla Gazzetta di Roma,
7