Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
anno
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1939
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pagina
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190
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190 Tomaso Fracassila
La buona fortuna del momento fu che andasse al ministero Terenzio Mamiani, l'uomo col quale la parte popolana faceva a fidanza, e cosi passò la tempesta che l'enciclica del 29 aprile aveva addensata sul Quirinale.
Appena la notizia dell'arrivo di Vincenzo Gioberti, proveniente dall'esilio, corse con la rapidità del fulmine per tutta Torino, la città prese subitamente l'aspetto di festa grandiosa, sicché il filosofo che sperava di giungere inosservato all'Albergo Féder, dove aveva scelto il suo alloggio, trovò invece sul suo cammino una folla fittissima che lo salutava con delirante entusiasmo.
Sebbene stanco per i quattro giorni di viaggio, e con un acuto mal di gola, che lo affliggerebbe per tutto il successivo suo giro in Italia, acconsenti ad affacciarsi al balcone dell'albergo, presentandosi avvolto in un pastrano, col collo fasciato di lana, senza pronunciar parola.
Eira di corporatura alta e atticciata, carnagione pallida, vasta fronte a sporgenze risentite, capelli pioventi fino al collo, gli occhi velati da lenti cerchiate d'oro, bocca sottile, portamento eretto, quasi altero. Al vederlo, da quelle migliaia di petti per saluto usci un grido da stordire fino gli angeli nel cielo... *)
Saputo dell'arrivo del Gioberti a Torino, e delle grandi feste fattegli, il Massari gli scriveva:
Spero che farete presto una scappata quiralmeno per un giorno bisogna che facciate questo sforzo. Le cose sono molto bene avviate: la nostra opinione ha fatto molti progressi, voi dovete dare il colpo di grazia. Ciò che vi dico ve lo dice la maggioranza di Milano.2)
Ma poche ore dopo, si può dire, spedito da Giovanni Berchet e dal marchese Gaetano Pareto ministro plenipotenziario di Sardegna presso il Governo provvisorio di Lombardia, il Massari si recava a Torino e dal marchese Lorenzo Pareto aveva il primo annunzio della enciclica papale. Insieme al Pareto andava a visitare il Gioberti, e si convenne da tutti che non ci fosse tempo da perdere, e che Gioberti dovesse muovere alla volta del quartiere generale, dove era il re Carlo Alberto .3)
0 Vedi VITTORIO BERSEZIO, I miei tempi (op. cit.) Torino, A. Formica, 1931, pp. 255-256. Il Bersezio non era esatto, quando riferiva che arrivato a Torino U Gioberti, non potendo parlare alla folla per il mal di gola che egli aveva, si faceva sostituire dai Massari. Come abbiamo scritto, il Gioberti arrivava a Torino il 30 aprile e il Massari, saputo di questo arrivo, si recava presso l'illustre amico il 5 maggio. La dimostrazione cui accennava il Bersezio era quella della sera del 1 maggio, e in luogo del Gioberti parlava Pier Dionigi Pinelli.
2) Vedi Lettera G. Massari a V. Gioberti in Carteggio, ecc. op. cit. per G. Balsamo-Crivelli, p. 426. La lettera di Gioberti al dott. Timoteo Riboli di Parma (di cui riparla in questa lettera) pubblicata in un supplemento dell'Indipendenza Nazionale, datata 13 aprile da Parigi, era riportata da La Patria', n. 232 (26 aprile).
3) Vedi G. MASSARI, Bicordi biografici, ecc., op. cit., voi. Ili, pp. 95-96.