Rassegna storica del Risorgimento

GIOBERTI VINCENZO
anno <1939>   pagina <197>
immagine non disponibile

// ritorno di Gioberti, in Italia 197
Dopo le visite fatte al Vescovo e al Governatore, per accogliere il desiderio di ventimila persone che lo acclamavano in via Grande, sotto le finestre del Console Spagnolini, né potendo parlare perchè rauco, dettava un'allocuzione, ed un tizio s'incaricò di annunciare al popolo acclamante che quella sarebbe letta alle ore due.
La lesse Giuseppe Massari: discorso abilissimo, inteso a spiegare come il Gioberti conciliava la monarchia costituzionale con le idee repub­blicane, dinanzi a quei forti Livornesi che egli diceva concilia­tori del genio popolare con la monarchia e con l'Unione Italiana. 1J
Gli applausi della folla rimandaron più volte Viva Gioberti! Viva l'Unione Italiana!
A chi lo avvicinò, il filosofo precursore dette palese sensazione di saper meravigliosamente tenere il suo posto di monarca (il suo pri­mato in quel regno) : a tutti ispirando soggezione . Di tale ascendente, ei si valeva per dominare quanti lo circondavano. *) Anche Vincenzo
p. 135. II Giusti conosceva il Gioberti per corrispondenza epistolare, ma gli era pre­sentato a Firenze, il 24 giugno successivo all'Albergo delle Isole Britanniche, ove il Gioberti abitò durante il suo soggiorno fiorentino. Anche Gino Capponi, da Firenze, quel 23 maggio, scriveva al Gioberti: Ora, invece di scrivervi, vorrei essere a Li­vorno... (vedi LUIGI MADARO, Lettere d'Illustri Italiani a V. Gioberti p. 50, ediz. del R. Istituto per Ja Storia del Risorgimento Italiano, Roma, Vittoriano, 1937XV).
1) Il discorso di Gioberti ai Livornesi venne pubblicato ne L'Alba, n. 231 (25 maggio).
2) Vedi Nuove Curiosità Livornesi inedite e rare, trovate e raccolte da Francesco Pera, Firenze, tipografia Cenniniana, 1899, pp. 442443; vedi A. ZOBI, Storia Civile della Toscana, ecc., op. cit., t. V., p. 695; vedi La Patria del 23 maggio; vedi Gazzetta di Firenze 122 (25 maggio). La Patria (24 maggio) aveva una corrispondenza in data 23 antecedente, da Genova, da bordo del Lombardo; nello stesso n. 260 (24 maggio) era anche una lettera da Livorno (23 maggio) ai direttori del quotidiano fiorentino, ovvero una dichiarazione di protesta contro i fatti di Napoli. Nella Gazzetta di Firenze del 23 maggio era pubblicato il seguente Decreto del Ministero dell'Interno: S. A. R. il Granduca con Decreto del 22 stante, ha conferito a Vincenzo Gioberti la decora­zione di Commendatore dell'Ordine del Merito sotto il titolo di San Giuseppe)).
Vi fa chi osservò come un'onorificenza di tal grado (v. ZOBI, op. cit.) doveva esser conferita anche ad una autentica gloria toscana, cioè a G. B. Niccolini, al quale era stata conferita, nel marzo antecedente, la semplice croce di Cavaliere dello stesso ordine. Nondimeno, quando tale onorificenza fa conferita, il Solvagnoli (che pure era stato messo in disparte dal Niccolini, il quale, senza diminuire la stima grande che ebbe sempre per l'amico empolese, non approvò in esso il cambiamento d'idee verso il Gio-bertismo) scriveva nella Patria (n. 195, 20 marzo) il seguente trafiletto: Giovai Battista Niccolini è stato fatto Cavaliere del Merito. Noi ci rallegriamo con quest'or­dine, il quale non ci pareva che meritasse appieno il suo titolo, finché non era ono­rato di tant'uomo: poiché lo splendore che aveva da' meritevoli non vinceva la notte di cui lo copriva la gran mancanza . In quei giorni, poi, di frenesia fiorentina giober-tiana il Niccolini accentuò più ancora il suo sdegnoso e appartato isolamento, per mai trovarsi a contatto col Gioberti senza curarsi ae questo BUO contegno, da molti appro­vato, veniva tacciato d' inurbanità.
8