Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
anno
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1939
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pagina
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198
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Tomaso Fracassiti*
Salvagnoli, che non lo abbandonò mal dorante tutta la sua giornata livornese, sembrava subire tal soggezione tenuto a forza nell'ombra dell'uomo gigante. Avvenimento più significativo (e anche risolutivo per dileguare, nell'animo di taluno, l'eccesso di ammirazione verso il Gioberti) il colloquio col Guerrazzi, combinato dal Massari, il quale evitò d'accennarvi, scrivendo i ricordi biografici dell'insigne amico.
Il Guerrazzi non rimaneva soddisfatto dell'idee e dei discorsi del Gioberti: colloquio freddo, ghiacciato poi del tutto all'entrare del marchese Ridoifi (il governatore straordinario del gennaio scorso a Livorno, e il suo prigioniero internato nella fortezza di Portoferraio si trovavano a fronte) il quale recava le insegne della Commenda dell'ordine di San Giuseppe, conferita dal Granduca al Gioberti.
Piuttosto scarse che no furono le caldezze fra di loro intervenute. Per conto suo il Guerrazzi si ritirava senza salutare.
L'atto benigno del Granduca che precedeva l'altro, della nomina di Gioberti a Professore onorario dell'Ateneo pisano, riparava il torto del 1843 e e altri tempi, altri ministri eran destinati a fame onorevole ammenda decretando al Gioberti quell'apoteosi che già era parsa scandalosa.
Il neo Commendatore, arrivato a Roma, ringraziava, penetrato dalla più profonda riconoscenza per l'alto onore compartitogli, S.A.R. e I. promettendo di condursi e sempre con i principii di moralità e di onore, e di spiegare tutte le sue forze per eseguire e promuovere azioni virtuose e contribuire al decoro ed alla gloria dell'Ordine, di cui prometteva osserverò costantemente le costituzioni. "
Imbarcatosi di nuovo sul Lombardo la sera del 23, proseguiva per Civitavecchia, continuando il suo viaggio verso l'Urbe.
Quale il vero scopo della visita di Gioberti a Roma ?
Nell'ambiente diplomatico correva voce che andasse a trattare la cessione delie Legazioni, per riunirle al nuovo regno italico sotto lo scettro di Carlo Alberto.
Una insinuazione, questa (appoggiata dal Gabinetto di Vienna), che arrivava per tempo fino a Pio IX.
1) Vedi A. DE RUBERTO, Gioberti e la Toscana, Firenze, Le Mounier, 1933, p. 103, nota.