Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
anno
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1939
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pagina
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207
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Il ritorno di Gioberti in Italia 207
metterà fine, giova sperarlo, a quello stato d'incostanza e di oscillazione sol quale ora si vive.*
Addio: ti scriverò presto il giorno preciso della partenza di Gioberti e mia...*)
Questa corrispondenza è stampata nel n. 272 (5 giugno); e nel n. 274 del 7 giugno viene pubblicata la seguente, scrìtta e partita il -giorno 5 da Roma.
Oggi a mezzodì si sono aperte le Camere: il discorso di apertura è stato pronunciato a nome del Papa dal cardinale Altieri. È stato insignificante. I deputati e i Pari lo hanno accolto con visibile freddezza. Quando il porporato ha finito tutti hanno gridato Viva Pio IX, perchè tutti sanno che gli spropositi che si fanno a nome di Pio IX non sono mai opera di lai. H ministero dovrebbe dichiarar domani la sua politica, ma pare non lo fard, perchè ha chiesta la sua dimissione. I buoni sono contristati assai, e senza i gloriosi fatti di Goito e di Peschiera dispererebbero al tutto. Qui una reazione sarebbe tremenda, ed i liberali debbono avere gran giudizio: la loro causa deve essere inseparata da quella di Pio, ch'è sempre buono, leale e liberale. Stamane alla Camera v'era tutto il Corpo diplomatico: il solo però che fissasse l'attenzione di tutti e ricevesse tutte le congratulazioni era l'ottimo Marchese Pareto, degno rappresentante di Carlo Alberto L'adunanza è stata altamente indignata nel vedere ancora fra i diplomatici il Conte Ludolff ministro di Ferdinando di Napoli. Tutti dicevano: con qual fronte osa comparire fra' gente civile e cristiana e italiana il rappresentante di un Re carnefice e bombardatole? Gioberti assisteva alla solennità. Roma continua ad onorare questo grand'uomo come merita. L*altr*ieri (ieri V altro) mattina fu ricevuto in Campidoglio dal Senatore e dal municipio romano e dichiarato CITTADINO ROMANO.
Ieri mattina poi l'Università di Roma festeggiò Gioberti, e lo nominò professore onorario. Furono pronunziati molti discorsi, ai quali il gran filosofo rispose al solito con grande eloquenza e con smisurato affetto. A mezzodì dello stesso giorno ricevuto per la terza volta dal Papa: Pio e Gioberti rimasero insieme ragionando di politica e di religione 3/4 d'ora precisi. Sabato la nuova della vittoria di Goito destò grande entusiasmo: il popolo plaudente si recò con bandiera e musica a salutare il ministro Pareto e poi Gioberti, il quale propose questo applaudi rissimo evviva: Evviva Pio IX, che incoronerà a Milano Carlo Alberto Re dell'Alta Italia.
La sera vi fu grande illuminazione: parlò dalla finestra del Circolo romano il deputato napolitano sig. Massari, il quale nel congratularsi dei grandi fatti dell'esercito italiano esortò i Romani a rivolgere un pensiero di amore ai prodi che periscono sui campi di battaglia. Onoriamo, egli disse, la loro santa memoria, ma non compiangiamo la loro sorte: bensì invidiamola: chi muore per la patria è degno d'invidia. Compiangiamo invece quei soldati indegni del nome d* Italia, che per ubbidire agli ordini di un Principe spergiuro disertarono il campo dell'onore e corrono a pugnare contro i loro fratelli . Queste parole furono accolte dalla moltitudine con significanti e strepitosi applausi. L'oratore conchiuse con un evviva ai soldati italiani, a C- Alberto grande lor Capitano, (ai bravi Toscani), a Pio che benedisca le loro armi (italiche), a Gioberti che preparò colla possente parola il trionfo dell' italiana
1) Archivio Salvaglieli, Corniola., lettera Massari a Salvagnoli da Roma del 2 ghigno (e. F.); corrispondenza ne La Patria, n. 2.72 (5 giugno).