Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
anno
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1939
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pagina
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214
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214 Tomaso Fracassiti i
XX.
Il giornale La Patria, lattosi propagatore del giobertismo modificato in ghibellino dal suo fervido sostenitore Vincenzo Salva -gnoli, aveva indubbiamente il gran merito delle accoglienze rivolte all'Ospite insigne. E come aveva pubblicato le lettere giobertiane che richiamavano l'opinione pubblica, con simpatia, verso l'Apostolo ancora esule, così riportava i vari indirizzi dal Gioberti rivolti, uno dopo l'altro, alle varie città che lo accolsero. Di uno fra i più significativi (quello ai Romani) il quotidiano fiorentino erasi fatto editore, vendendolo a centinaia di copie e destinando il ricavato a prò della Indipendenza italiana, per la quale altro contributo di milizie armate e destinate all'esercito piemontese, era a quei giorni preparato dalla Toscana.
E dell'arrivo dell'Ospite, La Patria dava questi particolari:
Grandi erano i preparativi pel ricevimento di Vincenzo Gioberti, ma la sua mode- * stia gli rese vani, entrando ieri mattina in Firenze all'insaputa di tutti: ma il Popolo quasi per istinto lo riconobbe, e subito lo festeggiò; accompagnò la sua carrozza, plaudendo, fino all'Albergo delle Isole Britanniche. Qui venne subito, e vi resterà fino a che resta il Gioberti, una guardia d'onore, composta d'un Capitano, e venti militi cittadini. Qui crebbe la gente, ed il plauso; cominciarono le visite degli ammiratori, e dei personaggi ragguardevoli; il celebre poeta Giusti fu il primo ad accorrere, e ad essergli presentato; il Gioberti si portò a visitare il marchese di Villamarina, ministro di Sardegna.
Il ricevimento fu onorifico, e cortese, quale s'addiceva al Legato del Paese, che vide nascere il Grande Italiano; al suo uscire dal palazzo della Legazione, veniva accolto da plausi, e qui diremo una volta per sempre, che ovunque il Gioberti vada o sia, o si mostri è sempre applaudito. Al Palazzo Vecchio, ove si recava dal Ministero Toscano, la folla fu si grande, e cosi impaziente della miracolosa parola, che Gioberti dovè farsi ad un balcone del gran cortile, e arringare il popolo non ostante la sua raucedine, e hi stanchezza del viaggio. Tolse dal suo ostinato malore, che gli vieta di poter lungamente parlare, come per la sua stupenda eloquenza farebbe, un gentil complimento a Firenze, dicendo, che avrebbe amato meglio di scrivere i sentimenti che ai proponeva manifestarle, anco perchè disusato per lunghissima assenza d* Italia, dal parlare il bell'idioma, non voleva offendere, con un linguaggio men che puro, l'Attica Firenze, maestra d'ogni eleganza. Non è da dire come la moltitudine accogliesse festante la promessa e la lode. Tornato all'albergo, molte furono le Deputazioni, che l'ossequiarono, molte le illustri visite; noteremo quelle del Marchese di Villa Marina, dello Stato Maggiore della Guardia Civica; del Gonfaloniere di Firenze; del Marchese di Lajatico Ministro dogli Affari Esteri; del Presidente dei Ministri, e del Nunzio Pontificio. Alle sei pomeridiane il Clero con bandiere fece una gran dimostrazione; dopo due ore altra ne fecero numerosi appelli di cittadini. Nell'una e nell'altra il Gran Prete, ed il Gran Cittadino disse poche, ma efficacissime parole Nella sera continuarono le visite, e questo primo giorno trionfale in Firenze fu chiuso con lungo colloquio fra Esso e Raffaello Lambruschini.