Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
anno
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1939
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pagina
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220
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220 Tomaso Fracassini
xxn.
H civico entusiasmo fiorentino per Gioberti, aveva attenuato assai la curiosità che attendeva l'apertura delle due Camere del primo Parlamento toscano, la cui cerimonia inaugurale aveva luogo il 26 giugno.
Il giorno innanzi i senatori si erano adunati, in seduta preparatoria, nella Galleria di Luca Giordano a Palazzo Riccardi, per trarre a sorte i componenti la deputazione che doveva muovere incontro al Granduca quando egli interveniva alla inaugurazione,
Allo stesso scopo i deputati si riunivano nell'Accademia dei Geor-gofìli in via del Cocomero. Ai senatori e ai deputati si distribuiva la medaglia rappresentativa della legislatura: in argento, appesa a un fiocco tricolore da portarsi sul petto, e con impressa l'effigie del Gran-duca, in un lato; nell'altro la leggenda: Senato, oppure, Consiglio Generale del 1848.
Nello stesso giorno, davanti al Corpo Accademico della Classe d'Arti e Manifatture aveva luogo un comizio sulla Nazionalità italiana e l'oratore, dopo aver fatto il quadro desolato di un paese sempre tenuto in servitù e sempre diviso, da più di quattordici secoli, constatava che ormai la sorte dell' Italia stava per cambiare, poiché una di quelle faci inviate da Dio, non così di frequente però, a rischiarare le menti degli uomini, scendeva fra di noi per illuminare le nostre coscienze, e col suo fuoco vivissimo per invigorire i nostri spiriti da lungo tempo oppressi e smarriti: Vincenzo Gioberti. "
Sempre per la cronaca della permanenza di lui in Firenze, e di quella giornata domenicale, diremo che era stato ricevuto al mattino, alle ore 11, in udienza privata dal Granduca e quell'unico colloquio era durato poco meno di un'ora.2)
Il giorno dopo, 26 giugno 1848, alla stessa ora un solenne Te Deum, veniva cantato alla Metropolitana, presenti senatori e deputati; a mezzogiorno, al rombo delle cannonate sparate, colpo su colpo, dal Forte di Belvedere, il corteo granducale formato in gran pompa, usciva da Palazzo Pitti, e Leopoldo II si recava in Palazzo Vecchio dove, nel Salone dei Cinquecento , pronunciava il discorso di apertura delle
i) Vedi Paróle al Popolo stille Speranze d'Italia fondate sulla sua Nazionalità, dette da L. Calamai, ecc., Firenze, Stamperia sulle Logge del Grano, 1848, p. 7.
2) L'annunzio dell'avvenuto colloquio ora dato nella Gnzsoita di Firenze, n. 150 (27 giugno). ' *'