Rassegna storica del Risorgimento

GIOBERTI VINCENZO
anno <1939>   pagina <221>
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ti ritorno di Gioberti in Italia
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due assemblee, Senato e Consiglio Generale, che il 27 incominciavano le loro sessioni.*)
Compiuto questo atto sovrano di governo costituzionale, il Gran­duca partiva per Livorno, e da qui recavasi a riconoscere, in un viaggio durato diciotto giorni, gli Stati di Massa e Carrara, e i territori della Lunigiana e Garfagnana, aggregati al Granducato col decreto del 12 maggio antecedente.
Le onoranze a Gioberti potevano benissimo continuare ancbe senza il Principe; e si svolgevano secondo gli stabiliti propositi.
Intantosquel discorso promesso dal Gioberti, quando la raucedine e la stanchezza lo avean fatto brevemente parlare ai Fiorentini adunati, il giorno del suo arrivo, nel cortile di Palazzo Vecchio, era stato scrìtto, portava la data del 27 maggio e il Le Mounier lo stampava in un opu-scoletto venduto in moltissime copie a prò dei volontari toscani. *)
Altro saggio di mirabile equilibrio politico, e di conciliazione fra idee divergenti nello stesso piano nazionale, tal discorso ai Fiorentini, in cui BÌ ritrovano periodi qu-al'è questo:
... Come voi deste al mondo la più faconda e la più savia delle antiche scuole poli­tiche, così siete principi nelle moderne; concorrendo a illustrarla tutte le classi della vostra eletta cittadinanza. Citerò in prova tre soli nomi; cioè quelli del Capponi, del Salvagnoli e del Iiambruschini, che rappresentano sommariamente e splendidamente il patriziato, il ceto medio e il clero civile di questa Metropoli. A tali nomi non reggono le calunnie dei malevoli; i quali sogliono chiamare per istrazio Albertisti i fautori del Regno Italico; non accorgendosi che il biasimo torna in elogio; perchè la fondazione di un forte stato settentrionale essendo necessaria per tutelare gli altri domini contro gl'insulti del barbaro, chi non è Albertista non può essere Leopoldino. Chi contrasta alla istituzione del Regno Italico, non solo è nemico e traditore della comune patria; ma io non esito a bandirlo solennemente per complice dell'odiato straniero e avverso alla sicurezza, alla indipendenza, alla gloria dei nostri principi!.3)
1) Tedi Gazzetta diFirenze, a. 149 (26 giugno), n. 150 (27 giugno), n. 152 (29 giugno). Fra i primi Atti parlamentari del Consiglio Generale uno ve ne fu, che si riferiva al caso del frate o padre Gavazzi, romano. Predicava egli il verbo nazional-dcmo-cratico in pubblico ed in luoghi frequentati, non escluse le granducali Cascine, ove sulla sera, in cocchio recavasi beando della sua presenza il passeggio .
Un trafiletto de La Patria del 5 luglio e una conscguente intcrpellazione dei depu­tato Pietro Capei alla Camera, il giorno dopo, provocarono dal competente Ministero Paseicurazione che, nella notte dal 5 al 6 luglio, padre Gavazzi era stato fermato ed espulso dalla Toscana (vedi seduta del Consiglio Generale integralmente riportata nella Gazzetta di Firenze, n. 160, 7 luglio).
*) Vedf Vincenzo Gioberti ai Fiorentini, Firenze, Le Mounier, 1848, prezzo: Grazie 6. Vedi La Patria, . 2 (2 luglio) che riporta l'indirizzo del Municipio di Firenze, al quale il Gioberti rispose.
a) Vedi Vincenzo Gioberti ai Fiorentini e, s op. cit., pp. 17-18.
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