Rassegna storica del Risorgimento

GIOBERTI VINCENZO
anno <1939>   pagina <222>
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Tomaso Fracassini
Fra i tanti indirizzi consimili da lui scrìtti dacché visitò Roma e l'Italia centrale, questo, che Sir Giorgio Hamilton, ministro plenipo­tenziario e inviato straordinario del Regno d'Inghilterra presso il Gran­duca toscano, inviava tradotto al Palmerston, era certamente un favorevole saggio della eloquenza e delle opinioni che il Gioberti propugnava in un momento critico per l'Italia.1)
La mattina del 29 giugno (e non del 26, come scrisse il Massari nei ricordi biografici accennati), 2) a ore 10, nella sala del Buonu­more ove aveva sede l'Accademia dei Georgofìli, il corpo accade­mico presieduto da Cosimo Ridoni che sosteneva, ben sappiamo, anche la carica di primo ministro costituzionale di Leopoldo H, era riunito in straordinaria adunanza dedicata a ricevere Vincenzo Gioberti, eletto Georgofilo onorario fino dal 6 febbraio.
Fra gli oratori che replicavano al ringraziamento del filosofo, già esule politico per quelle dottrine che nei tempi addietro egli diceva toglievano la patria a coloro che apertamente le professavano, ed ora, era onorato poiché con lui, fregiato di elogi accademici, la libertà del pensiero e il culto del paese natio ritornavano dopo lunghissimo esilio ad abitare nella terra italiana, il Salvagnoli fu su tutti eloquentissimo. Egli definì l'opera giobertiana seguendo le ispirazioni del cittadino fuse all'affetto per l'amico, e le une e l'altro gli crescevano la naturale facondia:
Vincenzo Gioberti vaticinò la risurrezione del morto disse . Egli penetra il sepolcro della gran nazione con l'occhio della fede, la quale aveva promesso che chiun­que nell'idea del giusto ponesse il diritto, ancorché fosse morto, riviverebbe. Questa verità fu la luce che illuminò vivamente l'avvenire alla mente del politico cristiano; ed ei la verità rinnovatrice non tacque. Cosi rendeva alla patria il guiderdone dell'esilio. A quella portentosa parola, la religione e la ragione, la chiesa e la libertà, il principato e il popolo si riconobbero in una stessa famiglia, e si abbracciarono come fratelli, che prima del nascere del giorno si erano combattuti come nemici. 3)
1) Vedi Ricordi biografici, ecc., op. citi, voi. IH, pp. 154155 e p. 153;
2) Vedi Atti dei Georgofili, voi. XXVI, p. 177 e seg.
L'errore di data (26 anziché 29 di giugno, nel qua! giorno avvenne effettivamente il ricevimento del Gioberti, poiché il 26 giorno d'inaugurazione delle Camere i a Georgofili erano in altra cerimonia impegnati) non fu dunque tutto del Massari, ma di chi ordinò gli Atti dell' Accademia in quell'anno (vedi indicazione C. 26-177, ecc., 1848), né questa è la sola manchevolezza dimostrabile, se ci riferiamo al sommario storico di Marco Tabarrini {Degli studi e delle vicende deità Reale Accademia dei Georgofili nel primo secolo di sua esistenza) corredato di un Catalogo Generale dei soci, e di due indici degli atti accademici compilati da Luigi dei Marchesi Ridolfi, Firenze, M. Celimi, 1856. I Georgofili avevano solennemente ricevuto, il 2 maggio 1847, l'economista Riccardo Cobden, e, in tale occasione, il Salvagnoli parlò sulla proprietà fondiaria e sulla mezzeria in Toscana. Prima del Cobden esattamente un anno. avanti: 3 maggio 1846 era stato nominato Georgonlo onorario Roberto Pcol.