Rassegna storica del Risorgimento

GIOBERTI VINCENZO
anno <1939>   pagina <228>
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228 Tomaso Fracassine
L'itineràrio del Gioberti incrociava senza intenzione sul viaggio di Leopoldo II. Infatti, al punto d'incontro dei due, cioè a Massa, TU luglio, usciva il Granduca da una porta e il Gioberti v'entrava dall'altra.
Il 12 è a Carrara, poi, dopo quattro giorni, a Genova: qui ricevuto dalla stessa esultanza trionfale che lo aveva salutato qualche settimana prima.
Rammemorando la maestosa apoteosi a lui rivolta, ovunque egli si fosse soffermato, ma constatando del pari come l'esito del viaggio politico non fosse quello desiderato, ritrovava che la parola papale pronunciata il giorno stesso in cui l'Esule stava per rimettere piede in patria, aveva frustrato ogni proposito giobertiano di redimere l'Italia dagli stranieri e di raccoglierne le sparse membra in una nazione unita sotto il Pontefice-re di Roma.
Poteva la parola dell'Apostolo del Risorgimento, con la sola auto­rità del proprio nome che pure era grande, persuadere Pio IX, affinchè egli assumesse di nuovo un risolutivo contegno di principe italiano?
Quel che avea detto a Sua Santità nelle tre visite concessegli in luogo di una (e il Massari n'ebbe conoscenza, riferendone al Salvagnoli in quelle corrispondenze che abbiamo già lette), era stato un tutt'altro parlare che non l'immaginato da quanti speravano molto da tali colloqui.
In Toscana il Lorenese si era indugiato meno dinn'ora con l'Ospite, a Palazzo Pitti, senza avventurarsi in compromessi di sorta.
Gli approcci con esponenti più o meno autorevoli dell'azione libe­ratrice d'Italia non tutti avevano era vero manifestato, al fondo positivo delle superficiali idee rivoluzionarie, propositi di statur-quo separatista; ma prevaleva un parallelismo municipale quanto mai nefasto al programma lineare, nazionale e unitario, pur diretto non più verso il Dominatore teocratico, ma al Monarca laico e sabaudo. L'idea non prevaleva sulla massa; la massa invece divideva V idea diminuen­done il prestigio e la potenza.
Per esempio: il liberalismo albertista del Salvagnoli aveva minor numero di proseliti del moderatismo di Capponi; e questi assai meno
(14 loglio); i saluti giobertiani agli abitanti di Massa e a quelli di Carrara, comparivano nello stesso quotidiano n. 19 (19 luglio). Informa il De Rubertis (vedi Gioberti e la Toscana (op. cit.), Firenze. Lo Mounier, 1933, pp. 103-104) ohe nel Decreto 2 luglio 1848 (col quale il Gioberti era nominato da Leopoldo II, professore onorario dello Studio pisano) vennero soppresse tali parole: che invano già lo desiderò nel suo seno . Queste seguivano le altre, che nel decreto si leggono: dell'illustre suo nome si fregi la pisana Università, vedi decreto in cit. n. 154 della Gazzetta di Firenze.