Rassegna storica del Risorgimento
GIOBERTI VINCENZO
anno
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1939
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pagina
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230
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230 Tomaso Fracassini-
Le Sette dei cattivi diceva il Gioberti: ma come non intuire e profetare sinceramente, che era nella realtà storica dell'Unità Italiana: uno solo essere il Re, e gli altri sovrani della Penisola dovere a lui cedere il proprio dominio territoriale e temporale ?
Genova continuava l'oratore, ricorrendo al solito eloquio dell'opportunismo locale, che gli facilitava il battimano della massa ascoltatrice: - Genova operi, magnanimamente e sapientemente: ciò che vuol Genova vuole Italia tutta. Genova protesti per la prima: che per ora non vuol che l'unione, che rispettando i diritti de' buoni Principi, desidera non l'unità politica, ma quell'unità d'istituzioni, di leggi, di milizia, e di commercio che costituiscono l'unità morale e il vero nerbo dei popoli...
Così Italia diverrebbe felice e forte sotto tre capi, e dico tre Capiconcludeva il Gioberti non volendo a Genova e all'Italia fare l'oltraggio di noverare ancora tra i Principi italiani l'iniquissimo Ferdinando di Nàpoli...
Come da Genova rivierasca e non dal cuore sabaudo di Torino, che irradiava senno politico e volontà armata e belligerante lungh'esso il corpo esangue della martoriata Penisola, potesse aver principio ed origine l'Unione federativa italiana di Pio IX, Carlo Alberto, Leopoldo II pur lasciando a parte re Bomba il Gioberti neppure accennava nel suo bel parlare tutt'altro che pieno di concettosa realtà.
Nondimeno egli si affidava all'impulso generoso di una città che veramente un secolo innanzi aveva iniziato la vittoriosa riscossa popolare italiana contro l'Austriaco: col sasso di Balilla.
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Il 19 luglio 1848, una notizia ufficiosa da Torino informava: Reduce dal viaggio d'Italia, il nostro Grande Gioberti giunse oggi aspettato tra noi. Noi ne esultiamo come di prospero evento... .1'
TOMASO FBAGASSINI
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1) Vedi Gazzetta di Firenze, TI. 173 (22 luglio) notizia del 19 luglio.