Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; PIRAINO DOMENICO ; MESSINA ; SICILIA
anno <1939>   pagina <231>
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MESSINA E LA SICILIA NEL 1848 NEGLI SCRITTI INEDITI DI DOMENICO PIRAINO
Il dottor Giovanni Cambria di Milazzo, ha testé messo a disposi­zione del Comitato messinese del R. Istituto per la Storia del Risorgi­mento le. carte del suo prozio Domenico Piraino. Il Piraino, nato a Milazzo nel 1801, ebbe parte notevole nelle cospirazioni fra il 1837 e il 1847; arrestato l'8 settembre 1847 quale preparatore del moto del 1 settembre in Messina, nonché presunto complice della famosa Prote­sta del Settembrini, veniva il 18 gennaio 1848 liberato in seguito ad amnistia e subito si schierava fra i capi del movimento rivoluzionario. Il 29 marzo Ruggero Settimo lo nominava Commissario generale per la provincia di Messina, con pieni poteri, civili e militari; carica di parti­colare fiducia, data la situazione di Messina, sempre fronteggiata dalla cittadella, rimasta, com'è noto, nelle mani delle truppe borboniche, e particolarmente esposta a un ritorno offensivo di costoro. E della gloria dell'eroica resistenza che Messina oppose, dal 3 al 7 settembre, al corpo di spedizione destinato a riconquistare la Sicilia, il Piraino è in larga misura partecipe. Caduta poi definitivamente la rivoluzione siciliana, egli fu esule prima a Malta, a Genova, a Firenze, a Torino, poi a Parigi e a Londra. Tornato nel 1860 nella Sicilia fatta libera da Garibaldi, il Piraino fu dal Prodittatore Mordini nominato Ministro degli Affari esteri. L'anno dopo diveniva senatore del nuovo Regno d'Italia. Ma logorato in salute, si spegneva due anni e mezzo più tardi, in Messina, TU gennaio 1864.
L'attività politica del Piraino abbraccia dunque tre periodi: le cospirazioni dal 1837 al 1847, durante le quali il nostro fu in relazione con Nicola Fahxizi, coi fratelli Bandiera, col Ribotti, col Comitato di Napoli; la rivoluzione del 1848-49; la politica siciliana e le questioni fra repubblicani e annessionisti, nell'estate 1860. E un carteggio abba­stanza attivo con numerosi patrioti ebbe pure nel periodo dell'esilio. Ma molte carte furono distrutte dai familiari già nel 1847 e nel 1849 per sottrarle alle perquisizioni della Polizia; ed altre andarono in seguito disperse. La parte più interessante rimasta è senza dubbio quella riguardante il 1848, e più esattamente il lavoro che egli chiamava, in lettera a un amico, le Memorie di Messina dal 1 settembre 1847 al 14 settembre 1848. Non v'ha dubbio, si tratta di un'opera polemica: la rovina della rivoluzione portò con sé, al solito, una colluvie di accuse