Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; PIRAINO DOMENICO ; MESSINA ; SICILIA
anno
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1939
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232
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232 Piero Pieri
e di rocriminazioni, contenute in opere ampie e ben note, come quelle del La Masa e del La Fatina, e in opuscoli, spesso anonimi, lettere aperte, foglietti volanti, molti dei quali stampati a Malta nel 1849-50. Il Piraino vide criticata l'opera sua, spesso vivacemente, fino a essere indicato come il maggior responsabile della caduta di Messina, Ma uomo integerrimo e carattere sdegnoso, non volle partecipare direttamente alla trista polemica: le mie memorie scriveva da Firenze il 17 maggio 1851 non dovranno esser pubblicate che in tempi migliori, ne' quali ho somma fede . E il pronipote dott. Giovanni Cambria credette, negli scorsi anni, giunto il momento di darle alla luce, e nel 1929-30 ne pubblicò a sue spese la prima e l'ultima parte; ma ben poche riviste e giornali ne parlarono, cosicché, deluso, sospese la pubblicazione. In verità siffatte Memorie, oltremodo interessanti, andrebbero pubblicate con un adeguato commento e con i necessari riferimenti alle pubblicazioni che intendono confutare. Queste si trovano fra le carte del Piraino, spesso accuratamente postillate, segnate* emarginate. E schizzi e carte della'Messina del 1849, e appunti staccati, e lettere con giudizi sulle opere che via via vedevano la luce, forniscono nuovo materiale per lo studioso. Adeguatamente inquadrate, e integrate, queste Memorie apparirebbero nella loro vera importanza, ben al di sopra d'ima semplice difesa polemica.
Quali dunque le idee fondamentali del Piraino nei riguardi della rivoluzione siciliana? Il Piraino è un moderato; e come tale fu accusato sia d'essere un pusillanime, sia d'essere un feroce conservatore. In lettera del 22 giugno 1849, da Malta, egli scrive al nipote : I fatti passati racchiudono una grande dottrina, e la lezione non dovrà andar perduta. La libertà senza l'ordine è un flagello; i popoli senza morale non possono esser liberi; tali sono stati i tristi esperimenti della rivoluzione di Sicilia . E a più riprese ripete che non può esservi libertà duratura che non si fondi sopra un insieme di virtù civili profondamente radicate e veramente sentite, frutto di una lunga educazione sia dei ceti inferiori, sia, più ancora, della classe dirigente. La rivoluzione, egli asserisce, fu opera concorde di tutti i ceti: il Borbone era universalmente odiato; e non esisteva : e fieramente ci insiste un partito borbonico-reazionario, esiguo che fosse. Del resto il Popolo di' Sicilia non cura-vasi della forma di governo. Egli insorse alla magica parola d'indipendenza, e fidente nel patriottismo di coloro che furono la bandiera della rivoluzione, abbandonò affatto a costoro la somma delle istituzioni politiche. Pochi erano i repubblicani, e questi saggi e moderati abbastanza per non propugnare per un principio che non corrispondeva ai