Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; PIRAINO DOMENICO ; MESSINA ; SICILIA
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1939
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233
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Messina e la Sicilia nel 1848, ecc. 233
desideri del paese. Sopra un punto erano tutti concordi: per poter dar mano a guarire i mali di cui soffre la Sicilia, occorre innanzi tutto eliminare i Borboni. Ma la bella concordia delle giornate eroiche di gennaio fu ben presto rotta da una turba di procaccianti e d'arrivisti, eroi dell'ultim'ora, gente senza scrupoli, in cerca di posti redditizi. Col pretesto d'avere elementi sicuri, devoti alla rivoluzione, e di eliminare gli elementi borbonici, si procedette a destituzioni e a sostituzioni arbitrarie; si sparse il timore in centinaia e migliaia di famiglie, che si videro minacciate nella loro esistenza, nella sicurezza del domani; e ne sorse una deleteria diffidenza, un senso d'inquietudine, una sfiducia nel Governo incapace di frenare i Gomitati locali. Senza dire che questa selezione alla rovescia fu oltremodo dannosa nel campo tecnico e amministrativo. E molte persone della Sicilia, che a Napoli, per necessità di vita, avevano onestamente servito il Borbone, pur non amandolo, venute nell'isola per servire con bea altro spirito il proprio paese, si videro sprezzate e scacciate: la rivoluzione si privò di gran parte degli uomini tecnicamente più capaci ! Qui il tarlo véro della rivoluzione, che finì col far desiderare come male minore il ripristino del caduto regime a non pochi elementi per nulla reazionari e teneri verso la screditata dinastia.
E questo arrivismo fu particolarmente audace e nefasto nelle forze armate. Occorreva organizzare un esercito; ma non si ebbe il coraggio d'imporre la coscrizione obbligatoria, e la formazione di schiere regolari procede lenta, accogliendo elementi volontari quasi sempre scadenti. Ma soprattutto grave fu il problema dei quadri: la Sici-. Ha pullulò di eroi dell'ultim'ora, che proclamando i propri ardimenti e le proprie benemerenze nella lotta contro le schiere borboniche, si autopromossero ufficiali superiori e generali. D'altro canto, i pochi ufficiali regolari provenienti dall'esercito borbonico, messi di necessità a posti di comando altissimi, non frenati né controllati da altri uomini del mestiere, poterono troppo spesso far quanto volevano, contrapponendo spavaldamente la propria competenza specifica al buon senso delle autorità civili. Ma soprattutto grave fu il dilagare e il prepotere, al posto di un esercito regolare, delle squadre e specialmente dei loro capi, turbolenti, prepotenti, millantatori. Le squadre pesarono grandemente sulle finanze, illusero paese e governo, come già nel 1820, e al momento del pericolo il loro rendimento fu oltremodo ineguale, e in complesso assai scarso. Pure da tutti gli scritti del Piraino appare la convinzione che il paese nella grande maggioranza fosse anche moralmente sano; e le sue critiche sono rivolte quindi soprattutto agli uomini