Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; PIRAINO DOMENICO ; MESSINA ; SICILIA
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1939
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Piero Pieri
di governo, che si lasciarono intimidire da un numero relativamente assai piccolo di prepotenti. Il male dilagò, perchè l'insperato successo di pochi impudenti accrebbe e dilatò gli appetiti fra numerosi elementi che, frenato il male in sul sorgere, sarebbero rimasti del tutto tranquilli Perciò il Piraino dice chiaramente che sarebbe occorso un governo quasi dittatoriale, che sapesse frenare i politicanti e i vociferatori, anche a costo di sembrare reazionario.
Venendo a Messina in particolare, traspare dalle pagine del Piraino il vanto d'aver ottenuta quella concordia che mancò altrove. Non già che neppure a lui riuscisse di frenare compiutamente le squadre, e di contrapporre sempre il suo buon senso e l'esperienza dei veri combattenti delle barricate al pretensioso e dottrinario tecnicismo dell'ufficiale di professione cui incombeva la direzione militare della difesa di Messina; ma in complesso egli impedì la turpe gazzarra delle destituzioni e delle autosostituzioni negli impieghi, frenò le autoproclamazioni e autopromozioni degli ufficiali, cercò che i sacrifici fossero equamente divisi fra i vari ceti della popolazione, e consegui quella comunione di fede e unità d'intenti che rese possibili gli eroismi innumerevoli e gl'infiniti atti d'abnegazione delle epiche e tragiche giornate del settembre. Difesa eroica, fatta soprattutto dagli abitanti, e proseguita ad onta della deficienza o della mancanza dei capi e delle forze più o meno regolari; lotta degli umili, degli oscuri che nulla avevano chiesto, nulla avevano millantato, e si rivelarono pronti agli estremi sacrifici, mentre gli eroi di professione i tecnici di professione li lasciavano soli allo sbaraglio, senza guida, senza direzione. E in quei tragici giorni, mentre la città rovinava sotto il bombardamento e gl'incendi, non vi fu un furto, non un delitto di sangue: mai si vide più sublime spettacolo e maggiore abnegazione da parte di tutto un popolo ! Alla mancanza di disciplina, di addestramento, di cognizioni tecniche, occorreva che supplisse un alto spirito di patriottismo, una grande abnegazione, un buon senso sempre vigile e pronto. E nulla di tutto questo mancò ai Messinesi; e se anche gli altri avessero fatto il loro dovere, il nemico che ottenne, grazie soprattutto ai battaglioni svizzeri, una ben contrastata e caramente pagata vittoria, avrebbe potuto esser respinto. Ma restava ai regi il possesso della cittadella, coi suoi elementi avanzati, il forte del Salvatore e il bastione don Blasco. Ora, al dire del Piraino, il Governo di Palermo non valutò mai in giusta misura che cosa ciò significasse; e quale minaccia costituisse non per Messina soltanto, ma per tutta la Sicilia Era una vera e formidabile testa di ponte che i Borboni conservavano in Sicilia, atta a facilitare, data la padronanza del mare da parte