Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; PIRAINO DOMENICO ; MESSINA ; SICILIA
anno <1939>   pagina <235>
immagine non disponibile

Messina e la Sicilia nel 1048, ecc. 235
loro, un qualsiasi ritorno offensivo. Perciò la difesa di Messina avrebbe dovuto essere impostata su altre basi; tanto più quando la spedizione di soccorso all'insorta Calabria privò ai primi di luglio la città di sei­cento dei suoi migliori difensori, e dei due soli ufficiali di carriera, a giudizio del Piraino, veramente seri e capaci: il palermitano Longo e il nizzardo Ribotti. Il palermitano Orsini, successo al Longo nella dire­zione delle artiglierie e dei lavori difensivi, pretendeva di risolvere il problema con un colpo di mano contro la cittadella stessa; e riuscì a illudere il Governo della capitale dell'isola. H nostro s'oppose viva­mente a tale impresa; e fu in seguito aspramente criticato. Ma nei suoi scritti, valendosi anche dell'aiuto d'un tecnico, l'amico Stefano Zirilli, ufficiale del genio, insiste a lungo nel dimostrare che tale attacco non aveva alcuna probabilità di riuscita, e solo avrebbe cagionato gravi perdite agli assalitori, e messo a nudo la scarsa efficienza delle racco­gliticce forze siciliane, compromettendo quindi la difesa stessa della città. Esamina i mezzi a disposizione e quelli adoperati, e le perdite subite, in varie operazioni d'assedio, da quella appunto contro la citta­della, per opera degli Austriaci, nel 1719, al recente bombardamento di Marghera. La conclusione si è che la cittadella di Messina si sarebbe presa solo se la guarnigione fosse stata davvero sfiduciata e in gran parte propensa alla resa; ma proprio dopo le vittorie in Calabria, lo spirito dell'esercito borbonico si era risollevato: l'impresa si sarebbe risolta in un disastro. E l'Orsini, infatuato nella sua idea, trascurò gli apprestamenti difensivi che più occorrevano; e badò soprattutto a fare lavori appariscenti attorno alle batterie, riscuotendo facili elogi e illu­dendo molte persone: gran parte della zona assalita poi dai Borbonici era senza lavori difensivi, e nel settembre le sue artiglierie mobili non com­parvero sul campo di battaglia che attraverso la sua relazione; cosi come solo da essa si seppe che il 6 settembre la mina del porto franco era esplosa seppellendo le schiere nemiche sotto la rovina dell'edificio* Questa, insomma, l'intonazione di tutti gli scritti del Piraino, relativi al 1848; sui particolari dei quali non credo sia ora il caso di entrare. Nel maggio 1849 il nostro scriveva: Cosi si compì il dramma della Sicilia. Io previdi fin dalla caduta di Messina i disastri della rivo­luzione. Scrissi e protestai le mille yolte al Governo; ma le mie parole fuxon dette al deserto e gli nomini del potere si alimentarono sempre d'illusioni e di poesia, e quando tuonò il cannone, i ribaldi fuggirono, e i Siciliani stanchi dei sacrifizi durati in 15 mesi senza alcun bene, gridarono pace a qualunque prezzo. E il 4 giugno 1849 da Malta: Colla rivoluzione s'è fatto un triste esperimento degli uomini del nostro