Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECHE ; FERRAIUOLI (FAMIGLIA)
anno <1939>   pagina <249>
immagine non disponibile

La raccolta Ferraioli della Biblioteca Vaticana 249
più ancora, per gli anni 1848-49, quando il patrizio pesarese fece parte dell'Alto Con­siglio, cioè del Senato; ma, almeno dopo la foga di Pio IX a Gaeta, dovette disertare il suo posto, se il 7 dicembre 1848 lo si invitava perentoriamente a recarsi entro dieci giorni a Roma o ad emettere la sua rinuncia.
Ultime si presentano le lettere indirizzate da vari corrispondenti italiani e francesi a mons. Carlo Sacconi, nunzio a Parigi e poi cardinale (1861). Ma sono lettere di poco conto, come le poesie di omaggio, le note di visite e le altre carte che le accompagnano (ms. 689, n. 3 di ce. 38).
AUTOGRAFI
Formano, come si è detto, una parte distinta, conservano ancora la numerazione e l'ordinamento che ricevettero quando entrarono a far parte della Raccolta, ma che, non resultando sempre semplici e razionali, sono destinati con tutta probabilità ad essere mutati o modificati. Sono centinaia e centinaia di documenti e di lettere isolate, che formano talora dei gruppi, per rango o categoria di persone, e si trovano allora raccolti in speciali buste, intitolate per esempio ai sovrani, agli artisti, ai gene­rali, alle donne, ecc., o anche in incarti speciali riservati a singoli scrittori. Appar­tengono questi autografi a personaggi insigni di vari tempi, ma vi sovrabbondano quelli degli uomini che godettero di chiara rinomanza, in campi diversi, alla fine del Settecento e nella prima metà dell'Ottocento.
Non è sempre specificata la provenienza delle lettere e dei documenti, ma, scor­rendo anche semplicemente il catalogo, ci si accorge con grande facilità dell'esistenza di alcuni gruppi omogenei. Vi sono, ad esempio, non poche lettere indirizzate da diversi corrispondenti, singolarmente, ad Antonio Aldini, a Teresa Bandettini, l'Amarilli Etnisca, a Luigi Cardinali, ad Adriano Mari, a Vincenzo Monti, a Luigi Monchini, a mons. Carlo Emanuele Muzzarelli, a F. Oderici, a mons. Bartolomeo Orsi, ecc., sicché è logico ritenere come almeno gruppi delle lettere o delle carte appartenute agli accennati personaggi siano passate nella raccolta per acquisto o anche per dono. Non è qui possibile, naturalmente, riferire notizie particolari di tutti gli autografi. Basterà dire che vi figurano, quasi senza eccezione, tutti i personaggi più insjgni dell'epoca accennata, né solo italiani, ma anche stranieri. Si deve però anche aggiungere che non si tratta sempre di documenti e di lettere inedite, perchè assai di frequente essi erano già stati pubblicati prima dell'acquisto, e anche perchè i benemeriti raccoglitori e possessori si mostrarono sempre liberali nell'accordarne copia ad amici e studiosi.
Tanto per citare alcuni nomi, si può riferire che nella ricca e numerosa serie figu­rano, fra i sovrani, il re Carlo Felice (una lettera al cardinale Bivarola, Torino 1827), il re Carlo Alberto (due lettere, una alla marchesa di Cortanze, l'altra al cardinale Spinola. 1840), Vittorio Emanuele II (lettera al cardinale Monchini), il granduca Ferdinando III di Toscana (al cardinale Andrea Corsini, 1793), Leopoldo II (al duca di Casigliano, 1855, ecc.), il papa Pio VII (tre documenti diversi del 1809) e Pio IX fletterà all'arcivescovo Ferdinando Minucci, ecc.). Fra gli uomini di stato, il conte Antonio Aldini (lettera a . B. Martinelli, dal QuartJer napoleonico 1807),x) il
i) Come si è accennato, vi sono anche varie lettere indirizzate all'Aldini, segre­tario di Stato del Regno d'Italia: particolarmente notevoli quelle dei generali Mazzuc-cheUi (Valenza, 1813) e Fontanelli (Vienna. 1815) e quelle del consigliere di Stato Tomaso Gallino (1806 e 1812).