Rassegna storica del Risorgimento
PEREZ FRANCESCO ; SETTIMO RUGGERO
anno
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1939
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pagina
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254
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254 Giuseppe Abbadùssa
necessità eh* e* sentì per tutta la vita; necessità cui prestò pari culto nei pia intimi penetrali domestici e sui gradini del trono, sulla pubblica piazza e nei recessi del gabinetto politico.
Le boriose, le dissolventi dottrine, che siavi una morale pe* semplici ed una per'gli uomini altolocati di mente e di grado; che il fine giustifichi i mezzi; che pur disprezzando i più intimi, si possa ben adempiere a* doveri di cittadino, ette siavi un utile sociale in antitesi al diritto: questi e simili assurdi morali e logici in cui stanno i veri pericoli della odierna civiUà, mai non sedussero il cuore e la mente di Settimo.
Altri se il vuole stimi troppo volgare cotesto virtù; ammiri e chiami solo eroismo V'espugnare fortezze, disperdere eserciti, conquistare città; non ammiri impresa o virtù dove l'impeto della passione non splenda. Resti impassibile, se pud, dinanzi a cotesto tenace proposito di adempir sempre al dovere, tetragono aJ colpi della fortuna e degli uomini. Nulla invece è a noi più sublime; più assai di torre, che, in mezzo al vortice della tempesta cui tutto cede, levasi immobile e sta; sublime come anima dalle dolcezze o dai martiri del senso non vinta. *)
Un'anima degna di Roma antica, Carlo Cottone, principe di Casiclnuovo, fu al Settimo legata da un vincolo di amicizia, che solo la morte potè spezzare. Vagheggiava il munifico principe a conforto dell*animo straziato dalla servitù della patria, un Istituto, meraviglioso oggi, miracolo allora, inteso a diffondere per i tuguri e per i campi la scienza e Varie agraria, miste alle sociali virtù.2) Ruggero Settimo s* immedesimò con tutta l'anima nella benefica opera e si reputò felice quando nel 1847 inaugurò l'Istituto Agrario Castelnuovo. Raggiante di gioia, in quella festa cittadina e campestre pareva dicesse agli astanti: Ho sciolto un voto alVamico; la mia coscienza è tranquilla .3)
Palermo, non immemore, ha posto la statua dei due patrioiti al vestibolo della via Libertà, dove staranno quasi auspici geni a chi, nelle vie di libertà procedendo, miri a riuscire colà dove non ambinosi disegni, non cupide voglie, ma il vero bene del popolo è V ultima mela, auspice e guida V intemer aia coscienza . *)
Degna di essere qui riportata, come conclusione di questo lavoro, è la chiusa della stupenda orazione, che merita di essere letta per intero dalla gioventù studiosa:
Una voce, che quando parla sul labbro di tutti è voce di Dio. odo mesta ripetere: Il padre della patria morì! Morì Vuomo cuijuron sempre guida e compagni la coscienza e il dovere! Sparii* ultima stella di quella pleiade gloriosa, che custode del patrio diritto e di magnanimi sensi, precorse e illuminò quasi faro la riscossa del'48 ! Morì Vuomo cui s'inchinarono amici e nemici, nazionali e stranieri, popoli e rei
Salve, o vecchio sublime 1
Se non ti fu dato più udire la nostra voce riconoscente, le benedizioni d'un popolo cui fosti guida, consiglio e padre e tutto; di là dove l'eterno infaticabile rinnovatore d'ogni vita ti pose, odi i gemiti nostri, odi la voce d'un popolo che, pel mio labbro, giura di amarti finché gli basti la vita; di serbarsi sempre degno di te nelle vie che tu gli segnasti; di tramandare ai figli la intemerata memoria di te, sacro vecchio; e questo pianto, che prò-rompe dal cuore di tutti, convertire in tesoro di virtù cittadine a prò dell'isola nostra e della patria comune, l'Italia redenta! .
GIUSEPPE AUBADESSA
1) PEREZ, Scrini vare..., pp. 179- 180
2) Ibid., p. 189.
3) Ibid., p. 189. *) Ibid., p. 211.