Rassegna storica del Risorgimento
PEREZ FRANCESCO ; SETTIMO RUGGERO
anno
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1939
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pagina
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255
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LIBRI E PERIODICI I I
RAFFAELLO RAMAT, Sismondi e il mito di Ginevra; Firenze, Sansoni, 1936, pp. VIII-190, tav. 1. L. 10.
Il mito di Ginevra è quello che l'illuminismo si era creato, e che si manifesta per esempio, nell'articolo sn Ginevra scritto dal D'Alembert per VEnciclopédie: mito alla cui formazione e diffusione aveva contribuito anche l'abbandono dell'autentica teologia calvinista. In un interessante primo capitolo il Ramat studia appunto la formazione e la genesi di cotesto mito, la polemica tra il D'Alembert e la Venerabile Compagnia dei Pastori la quale sentì il dovere di reagire contro quello che per 1 enciclopedista era un elogio, che cioè la loro religione non fosse altro che un socinianisme parfait, un perfetto razionalismo nonché la posizione del Rousseau.
In questo mondo ideale, e sotto l'influsso del Rousseau si venne formando spiritualmente il Sismondi, nell'opera del quale il mito di Ginevra si dissolve: si può dire anzi che nel Sismondi si comprenda intiera la storia di Ginevra quale l'abbiamo tratteggiata; in lui, come per un ciclo che si conchiuda, ritroviamo tutti gli elementi sparsi nei diversi pensatori che lo precedettero o gli furono contemporanei... in lui fatalmente si conclude il ciclo mitologico di Ginevra, con un ritorno all'origine, cioè al mito illuministico dell' Inghilterra (pp. 3738).
Sia, a chiarire la posizione ideale del Sismondi, giova altresì studiare quell'opposizione al Bonaparte, che fu la manifestazione del nascente liberalismo del secolo XIX e si concretò in varie forme. Il Ramat le studia con molta acutezza e le distingue con sagacia e sensibilità storica e politica, mettendo altresì nella giusta luce l'influsso dell'Alfieri sul Sismondi nonché le differenze fondamentali tra i due. Per gli storici del nostro Risorgimento, intenti a ricercarne la genesi ideale remota e prossima, la lettura di questo capitolo potrà riuscire non solo di grande interesse, ma di stimolo a tentativi di comprensione sempre più profonda, sia con l'assentire sia con il contrapporsi alle osservazioni dell'A. Infine, in un terzo capitolo, il Ramat delinea sveltamente un ritratto storico del Sismondi , soprattutto in quanto pensatore politico e storiografo.
Il Ramat ama ed ammira sinceramente l'autore che studia. Contro altri critici del Sismondi egli afferma il suo carattere di romantico integrale; ma di un romanticismo che, insomma, s'identifica con la filosofia e la storiografia idealistiche e con il liberalismo non meno idealistico. Costante è l'insistenza sugli elementi religiosi della personalità del ginevrino, ma questa religione none altro che l'idealismo. E questa è anche la religione del Ramat, Al quale non difetta dunque la simpatia verso l'oggetto del suo studio, che è la condizione fondamentale per una autentica comprensione storica. Piuttosto, dalla lettura del suo libro, severamente meditato e composto, può sorgere il dubbio se egli non abbia veduto il Sismondi attraverso le lenti del suo proprio idealismo, e non abbia inconsciamente alterato i lineamenti veri della personalità sismon-diana. 15 set dalla posizione nettissima che il Ramat ha assunto, il libro acquista animazione e calore, prende però, qua e là, anche certo colore e sapore quasi d'apologia, e di confessione di fede: che non dispiace, tanto essa è sincera, anche a chi non può in coscienza che respingerla, ma fa sorgere il dubbio se, e nell'intcrpretarc e giudicare il Sismondi, e piò ancora nel valutare le correnti ideali del suo tempo, il Ramat si sia veramente preoccupato di rendere giustizia a tutte. Per esempio, al cattolicismo.
Sn ciò, la discussione potrebbe diventare lunga e cadere nel generico. Ma vi sono due ponti, su cui avremmo amato che uno spunto acuto e un investigatore attento come il Ramat avesse concentrato la propria attenzione. Il primo è l'effetto suscitato (o forse non suscitato?) sul Sismondi e sulle altre persone del suo cerchio, dalla lotta tra Chiesa e Stato nell'Impero napoleonico, argomento questo che invece ci sembra il Ramat abbia trascurato affatto e che a qualunque conclusione debba condurre l'indagine ci