Rassegna storica del Risorgimento
PEREZ FRANCESCO ; SETTIMO RUGGERO
anno
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1939
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pagina
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256
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256 Libri e periodici
pare, a priori, meritasse di essere investigato. L'altro, è il possibile approfondimento di un'osservazione dello stesso Ramai: che per il Sismondi, la religione è la vita intera nella sua realtà, la forza intima della storia e l'energia cotidiana...; è, insomma, lo spirito della politica, o se si vuole della pedagogia, o anche dell'umanità in atto, nella conquista di sé medesima. In questo, il Sismondi aveva uno spirito fraterno nel nostro Manzoni, la cui religione non respira neWaltezza astratta, ma si sublima a contatto con la realtà del mondo (pp. 130-131). Ora, e poiché il Ramat dà gran peso al fatto che dopo la caduta di Napoleone il Sismondi immediatamente ravvisò il nemico nella Santa Alleanza, e poiché egli tiene a rivendicare la coerenza del Sismondi ai suoi principi anche. nell'adesione data a Napoleone durante i Cento Giorni, diremo qui solo che leggendo (p. 109) una lettera del ginevrino alla contessa d'Albany (17 marzo 1814) e imbattendoci in questa frase Quant à l'hommc qui tombe aujourd'hui... au moment d'une chùte si effrayantc, d'un malheur sans excmplc dans l'univers, je ne puis plus è tre frappé que de scs grandes qualités. Sa folie était de cellcs que la nò tre n'a que trop longtemps qualìfiées du nom de grandeur d'àme ci era già venuto fatto, spontaneamente e quasi malgrado noi, di pensare appunto al Manzoni. Del quale nonostante interpretazioni discordi e polemiche, nessuno, pensiamo, vorrà negare che si sentisse profondamente e veramente cattolico. *
MARIO ALBERTI, L'irredentismo senta romanticismi; Como, Cavalieri, 1936, in 8 grande pp. 636. L. 38.
Tutto ciò che concerne l'Austria-Ungheria absburgica è stato per molto tempo, anche agli studiosi, soffuso di un alone di parzialità, di antipatia congenita che la distruzione dell'impero, avvenuta ormai venti anni fa, non ha ancora cancellato dalle opinioni dei più. Ben giunge pertanto questo grosso volume di S. E. Alberti a ristabilire la verità storica con un'equanimità ed un'imparzialità tanto pia ammirevoli in quanto egli fu uno dei protagonisti dell*irredentismo triestino.
Una serie di figure, di fatti, di notizie è contenuta nel volume, ed ognuna, si può dire, apporta un contributo al lettore rievocando episodi dimenticati, illustrandone di quelli ignorati e certamente correggendo vecchi pregiudizi e vecchie concezioni. Una delle prime a crollare è quella che e tutti i Triestini fossero irredentisti nel vero senso della parola, cioè tutti militassero nel movimento separatista: l'A. dichiara subito che essi costituivano una élite (p. 31): il 2 della popolazione, (p. 32) ma precisa che solo una cinquantina di persone saranno state le attrici quotidiane, gli stimoli costanti, le punte, della latente e visibile preparazione insurrezionale (ib.). Sorge allora spontanea la domanda: come mai l'Austria non riuscì a soffocare questa esigua minoranza ? Ecco un altro mito che crolla: il mito di un'Austria dispotica ed intollerante, di un'Austria arbitraria e tirannica, laddove l'ordine e la costituzionalità erano le due preoccupazioni massime dei governanti e l'ultimo pensiero dei governati (p. 75) e dove si giungeva talora all'assurdo che l'ossequio formale alle disposizioni e alle nonne scrìtte ne rendeva difficile l'applicazione rigorosa nei casi concreti... (ib.). Protetti così, si può dire, dalla stessa legge, gli irredentisti poterono svolgere la loro opera di propaganda e quantunque molte volte processati, non poche volte furono assolti dai tribunali. Con ciò non si vuol dire ohe il regime austriaco fosse simpatico: 1 Au riporta a tal proposito un largo brano di un' inchiesta fatta dal Bar/ini nel 1913 (pp. 311-320) dalla quale risulta quante stupide odiosità venissero commesse dall'elemento sloveno a danno di quello italiano col favore dell'i, r. Govèrno. Perchè - e questo è uno dei punti che l'A. mette maggiormente in luce fu proprio la stupida politica anti italiana a provocare una reazione incontenibile nell'elemento triestino, furono più. i decreti di Hohenloho che la passione al di qua delle Alpi a preparare la riunione di Trieste al Regno (pp. 241-254). A tal proposito anzi l'A. ricorda che in Italia gli irredentisti triestini trovarono spesso