Rassegna storica del Risorgimento
PEREZ FRANCESCO ; SETTIMO RUGGERO
anno
<
1939
>
pagina
<
257
>
lÀbrì e periodici
un'atmosfera così agghiacciante da isterilire ogni sorgente d'entusiasmo: occorse proprio la passione purissima ed un pò* romantica dell'elemento triestino irredentista il quale mirava a creare delle vittime in coloro che l'azione praticavano, non fra gli avversari e tanto meno fra il pubblico indifferente o simpatizzante (p. 123); occorse proprio l'esempio fulgido, l'olocausto purissimo di Guglielmo Oberdan il quale fece il totale sacrifizio di se stesso per dare alla gioventù italiana il brivido di un sentimento di solidarietà (p. 329) e gettò il suo cadavere fra PImperatore e l'Italia (p. 127), occorse tutto ciò per impedire che tanta passione andasse perduta, rimanesse senza eco tra noi.
Venendo ad esaminare l'elemento triestino, dal di dentro, l'A. ha occasione di distruggere altri miti: il mito dell' influenza massonica, pur affermando che a Trieste la massoneria fu innegabilmente un fattore di organizzazione politica della lotta nazionale (p. 135) ma dovendo però riconoscere, d'altra parte, che il metodo massonico fu responsabile talora di dissidi nel campo nazionale e creò diffidenza, talora, nel clero (ib.); il mito che la Chiesa cattolica non abbia contribuito alla propaganda di italianità, mentre l'A. afferma che fra i sacerdoti della Venezia Giulia ci sono stati veri propagandisti deu irredentismo, italiani fervidi ed italiani tiepidi, come fra le altre categorie (p. 285); il mito, infine, dell'oppressione tedesca a Trieste e di un'oppressione del feroce Francesco Giuseppe, mentre è fuori dubbio che il carattere nazionale delle terre italiane lungo l'Adriatico, soggette all'Austria non corse un serio pericolo nazionale finché la preponderanza tedesca in Austria e l'egemonia magiara in Ungheria non vennero insidiate da concessioni ottenute dagli slavi... (p. 209) e, per il secondo punto, l'A. afferma, e giustamente, che Francesco Giuseppe era veramente circonfuso dalla sacra majestas dell'antico imperatore romano di nazione tedesca, che Francesco Giuseppe non odiava e non amava, ma approvava e disapprovava, concedeva e rifiutava, che non era un uomo di parte... ma un gentiluomo quantunque non fosse un aristocratico nel senso ristretto della parola ed i suoi consiglieri furono sempre, indifferentemente, borghesi o aristocratici. Francesco Giuseppe prosegue l'A. citando il Sieghart non conosceva favoriti nò favoritismi. Il servizio pubblico era per lui solo una questione di lavoro, di senso del dovere... Anche in linea nazionale non aveva preferenze o simpatie. Egli si sentiva il prìncipe tedesco di un impero abitato da mólte nazioni, che dovevano essergli ugualmente care (pp. 223-227), il che costituisce un ritratto ben diverso da quello che la fantasia popolare aveva creato dell' impiccatore Cecco-Beppe.
Passando ad esaminare il più vasto quadro dell'Impero, l'A. nota quanta comprensione ci fosse tra italiani e tedeschi (p. 264) e come la canea del decadimento della Duplice sia da attribuirsi all'Arciduca Francesco Ferdinando, a Conrad von Hoet-zendorf ed a quanti favorirono la politica slavafila. A questo punto ci permettiano di dissentire dall'A.: lasciando da parte l'antipatia vivissima che l'Alberti manifesta, e non a torto, verso 1 Arciduca e verso 0 Maresciallo, ci pare invece che il tentativo di slavizzare l'impero fosse l'unica via di salvezza per l'Austria-Ungheria: dinanzi alla montante marca slava, favorita da Pietroburgo e da Belgrado, la diga austriaca e quella magiara erano ormai insufficienti; non restava che tentare la soluzione tria-listica, la quale, creando nell'ambito della Monarchia uno Stato Slavo, non solo avrebbe neutralizzato le forze centrifughe, ma avrebbe potuto a sua volta agire da centro di attrazione sul Montenegro e sulla Serbia. Tale soluzione a noi sembra tanto sensata che ci stupiamo un po' dell'avversione dell'A. per essa, esaminata naturalmente in modo obiettivo e non subiettivo, da storici e non da politici, tralasciando naturalmente di calcolare il danno che tale soluzione avrebbe portato a noi. Ma poiché l'A. ha mostrato per tutto il volume di non voler conservare rancori al di là della tomba, ci pare si possa anche questo/punto esaminare obiettivamente.
Assai interessante è il capitolo su il mito delle congiure per la guerra nel quale l'A. confuta tanto la asserzione che la massoneria abbia provocato la guerra mondiale
257