Rassegna storica del Risorgimento

PEREZ FRANCESCO ; SETTIMO RUGGERO
anno <1939>   pagina <260>
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260 Libri e periodici
Di fronte sono i falangisti con De Rivera e Calvo Sotelo, la coi vigorosa azione è messa bene in rilievo dal Bollati e dal Del Bono, dimostrandoci la influenza, che questo giovane aveva acquistata, in breve tempo, nel suo paese, sì da preoccupare gli elementi marxisti e bolscevichi. Alle Cortes, il Sotelo pronunzia, il 16 aprile 1936, il suo ultimo discorso, segnalando i delitti commessi, impunemente, da* comunisti. Nello stesso giorno, gli emissari di Mosca e i delegati spagnoli si riuniscono nella casa del Popolo di Valencia e decretano di eliminare i personaggi politici e militari controrivoluzionari. Ed il 14 luglio 1936 Calvo Sotelo viene assassinato.
Comincia, cosi, il vero e proprio movimento bolscevico nella Spagna, che sembra, da un giorno all'altro, debba cadere sotto la dittatura di Mosca. Ma ha anche inizio la riscossa del vero popolo spagnolo, che non vuole morire. Per quanto, con l'incal­zare dei fatti, che vengono facendosi a noi sempre più vicini, sia difficile conservare la freddezza eia imparzialità della ricerca scientifica, gli A A., con limpida chiarezza, ci espongono le vicende ohe vanno dal temporaneo trionfo del comunismo nella Spagna alla ribellione, capitanata ed organizzata da Francisco Franco. Il quale, pur essendo di fede repubblicana, dimentica, momentaneamente, i suoi ideali politici per il superiore ideale della salvezza della patria. E chiama attorno a so coloro che non vogliono la morte della Spagna, a qualsiasi partito appartengano, dai radicali ai falangisti ed ai cartisti. Da Tan-geri, dove il Franco aveva organizzato le forze per la riscossa, da Tetuan le truppe marocchine e i volontari spagnoli si imbarcano perla lotta della libertà, che ha inizio il 18 luglio 1936. In alcune regioni riesce vittorioso il principio nazionale;In altre si afferma, preponderante, il comunista, e la Spagna si divide in due parti dando, così, principio, non solo a una lotta fratricida, ma ad un'ardente conflitto internazionale, nel quale si contendono il primato due opposti principi: il distruttore, associato alle deleterie forze della democrazia massonica; il creatore, animato dalla fede nei propri ideali.
Le lotte diplomatiche, più acerbe di quelle che si svolgono nei campi di battaglia, la ipocrisia del non intervento, sostenuto dalle potenze, che più largamente sovven­zionano i comunisti; la partecipazione italiana nella guerra spagnola; i travisamenti, che i gabinetti demo-massoni, concordi con Mosca, in piena malafede fanno, nella stampa mondiale, della presenza dell'Italia accanto ai nazionali iberici, sono tratteti con mano sicura dagli Autori. I quali, conoscitori, seri come sono, dell'arte militare, ci danno una limpida esposizione degli avvenimenti bellici, che portano alla difficile, ma continua, metodica, conquista del territorio spagnolo da parte delle truppe nazio­nali. E, giustamente, danno a ciascuno il suo. Con nobiltà di Italiani e sincerità di storici, ricostruiscono la giornata di Guadala j ara, come fu, e non come la rappresentò tutta la. canea dell'antifascismo mondiale. Con chiara visione della verità, gli A A. asso­ciano i fatti bellici a quelli politici, che i primi sono stati, e sono tuttora, strettamente dipendenti dei secondi. Chi in Europa ha interesse, sia per ragioni finanziarie, sia per cause politico/;, alla continuazione del fraterno massacro iberico, sa cosi abilmente lavorare nei Ministeri degli Esteri loro amici, da impedire che i nazionali abbiano, definitivamente e rapidamente, la vittoria sulle orde comuniste. Questa realtà balza evidente dalle pagine del Bollati e del Del Bono, la cui attività si arresta alla vittoriosa offensiva sulle Asturie. E mi piace ricordare due pagine, che sono state scritte dagli AA. al termine del loro libro. La prima, esprimente la fede completa nella vittoria di Franco, assistito, com'è possibile, dall'Italia e dalla Germania, dalle potenze, che, in Europa ed in America* credono neifl>rincipi eterni della fede in Dio e della immorta­lità della patria. La seconda, che contiene l'elenco delle ricompense al valore, tribu­tate ai nostri fratelli, caduti nella terra di Spagna per il finale trionfo della idea nazio­nale. L'una e l'altra strettamente si associano con un legame dialettico indiscutibile. E ci auguriamo, che il Bollati ed il Del Bono, continuando la loro nobile opera, che è apostolato di italianità fascista, ci diano, presto, la storia della epopea spagnola fino ai giorni nostri, con eguale profondità di dottrina, con lo stesso ardente desiderio di giustizia, con l'identico amoro per l'ideale comune. E. PÀSSAMONTI