Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <268>
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268 Mario Nobili
Vasta ed onesta fu l'attività del Fenzi nel eampo commerciale ed industriale. Molte iniziative furono da lui promosse ed aiutate con energìa e sapienza. Tra le altre, ebbe moltissima parte nella costru­zione della strada ferrata Leopolda, che congiunse la capitale al porto principale della Toscana. L'impresa costò al Fenzi molte e lunghe fatiche, e non pochi affanni.
Come banchiere ebbe corrispondenti, clienti ed agenti in ogni parte; uomini d'affari, principi, ministri, magistrati, letterati ed artisti sommi furono in corrispondenza con lui. La sua banca andò continua­mente accmistando credito, e verso il suo capo si rivolsero la fiducia e la simpatia degli italiani e degli stranieri.
I ministri toscani lo incaricarono spesso di studiare e formulare progetti che dessero agio alla Toscana di estendere i suoi affari commer­ciali con l'estero. Si servirono di lui il Segretario di Stato Vittorio Fos-sombroni, il Direttore dell'Imperiale e Reale Segreteria di Finanza Francesco Cempini, il Baldasseroni, il Ridolfi, del quale ultimo fu anche valido aiuto nell'istituzione della Cassa di Risparmio di Firenze, che fu fondata nel 1829.
Louis Simonin, in un articolo pubblicato sulla Revue des deux Mon-des del 1 febbraio 1873, Les anelens banquiers florentins dopo aver descritto il banchiere fiorentino del Medioevo ... pére de famille rigide, austère, aimé et venere, mais craint aussi des siens, donnant presone toutes les heures du jour aux affaires, personificato nel XIII secolo, dai Bardi, dai Peruzzi e dagli. Alberti, dopo aver accen­nato alla vita commerciale di Firenze non del tutto scomparsa nel secolo XIX e sostenuta da case bancarie con comunicazioni di affari con l'estero, anche e soprattutto a causa dei forestieri che soggiornavano in Firenze, così si esprime a p. 655:
Une de ce* mnisons est surtout popidaire, la maison. F..., dont le vcnérable chef, àgé de quatre-vingt-dix ans, méne encore Iui-mème les bureaux. Je suis le doyen des banquiers d'Europe et peut-ètte du monde, disait-il récemnient avec un légitime orguéil; j'ai comraencé à travailler au siècle passe, en 1799; il V a soixantc treize ans qnc je n'ai pas quitte la piume . Gomme on lui citait nombre d'illustres travailleurs qui chea nons sont aussi arrivés à une verte vieillesse sans cesser un seni jour d'ètre aux affaires, et méme aux affaires publiques, où l'on vieillit encore plus vite: C'est vrai, répondit-il, mais après quatre-vingtsans chaque année compte poux dix . Cet bomme infatigablc a été toute sa vie un modèle d'exactitudc, de diligence. d'acti-vité. Le premier au travail le matin dèa la première heurc, il quitte le soir le dernier ses bureaux. Il èst aidé de ses deux bis, mais condilit tout en maitre, verme et signe toutes ses txaites. Nestil pas cornine le digne successeur de ces austères banquiers du moyen age qui auXUl' siècle étendirent si lo in leur rcnom?