Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <269>
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Corrispondenza tra Emanuele Carlo Fenzi nel 1849 269
Nominato membro del Senato toscano nel 1848, vi prese parte attiva. Liberale moderato, voleva arrivare alla indipendenza dell'Italia preparando i cittadini, educando il popolo ad acquistare l'esercizio dei suoi diritti senza "violenza, Raccomandò sempre il rispetto alla legge e si oppose alle sommosse 4i piazza, cercando che il Governo no"n scendesse a patti con i tumultuanti.
Dopo la restaurazione, Emanuele Fenzi, oramai giunto alla vec­chiaia, seguitò il suo onesto e dignitoso lavoro commerciale. Istituì scuole popolari, 'presiedè o diresse istituti industriali. Finalmente quando la Toscana preparava la sua pacifica rivoluzione del 27 aprile, si recò, come altri cittadini fiorentini, dal Granduca e lo scongiurò ad allearsi al Piemonte, dichiarando guerra all'Austria. Nel suo atto, se vi era dell'affetto per quella dinastia che aveva mostrato tante volte di aver stima di lui, forse non mancava il timore che l'opposizione di Leopoldo II all'alleanza col Piemonte non dovesse portare la Toscana alla confusione del 1848-49, forse anche non riteneva ancora maturi i popoli italiani a quell'unione indipendente, che se era nel cuore di molti, pochi avevano la speranza di conquistarla di un tratto ed in quel momento.
Partito il Granduca, il Fenzi si rivolse al nuovo Governo con fidu­cia, accettando con serena coscienza il nuovo stato di cose. Fece parte infatti della Consulta toscana del 1859 e, dopo l'annessione della Toscana al Piemonte, fu nominato senatore del Regno.
Emanuele Fenzi, che nel 1810 aveva sposato Ernesta Lamberti, aveva avuto da questa quattro figli, due dei quali gli premorirono. Egli chiuse la sua lunga e laboriosa vita il 10 gennaio 1875, lasciando il figlio Carlo alla direzione della banca.
Carlo Fenzi, nacque il 24 novembre 1823 a Firenze, nel Popolo di Sant'Iacopo tra' Fossi, in una casa del Corso dei Tintori, ora demolita per far posto alla nuova Biblioteca Nazionale.
Appena quindicenne fu mandato, con i fratelli, in educazione all'estero. Ritornato a casa chiese al padre, nel 1840, di poter andare a Pisa a terminare i suoi studi, ma il padre non acconsentì, forse perchè desiderava impiegarlo nella sua banca o in qualche altra delle diverse imprese che aveva allora sotto mano; ma poco ottenne di aiuto dal giovanetto e finalmente, dopo due anni, dovette lasciarlo andare all'Università di Pisa, dove s'iscrisse ai corsi di fisicamatematica.
Terminati gli studi e tornato a Firenze si uni a quei giovani gene­rosi che già avevano incominciato ad agitarsi per l'indipendenza d'Italia. Luigi Guglie mo De Cambray Digny, suo amico di gioventù e di