Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno
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1939
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270
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Mario Nòbili
tutta la vita, così parlò di lui giovane, nel giorno della sua conunemb-razione: Carlo era naturalmente dei più caldi, ina nello stesso tempo dei più assennati e dei più utilmente operosi e per questo si trovava alla testa della gioventù del paese. Ma chi ritrasse con più vivezza il giovane Pensi, fu Giuseppe Montanelli nelle sue Memorie sull'Italia e specialmente sulla Toscana dal 1814 al 1850:
Erano a Firenze due centri di liberalismo; l'imo di giovani smaniosi d'azione intorno a Carlo Fenzi; l'altro di liberali accademici intorno a Gino Capponi.
Quantunque poco pia che ventenne, Carlo Fenzi era entrato nella politica con tutta la sodezza d'un nomo fatto. Dotato di squisito buon senso e di schietto, tenace, cavalleresco e arditissimo animo* non prendeva partiti dei quali non avesse prima ben bene persuasa la ragione al suo riflessivo intelletto, e la moralità alla sua scrupolosa coscienza; presili, li proseguiva con perseveranza, e voleva vederne la une* g quali preziose doti, aggiunte alle virilmente amabili sue maniere, alle varie: Cognizioni acquistate negli studi e nei viaggi, e al prestigio di opulenta famiglia, lo facevano naturalmente capo della nuova generazione di liberali che veniva su in Firenze.
E tanto più egli era adatto a tenere quel posto, che verginalmente modesto e mosso in tutte le sue azioni da amore di patria, non solo non ambiva sovrastare gli altri, ma di questa ambizione le più lontane apparenze evitava; iniziando senza spocchia di iniziatore; moderando senza sussiego di moderatore, e solo dove a mostrarsi primo ci fosse pericolo, alla dimostrazione di questo primato, andando incontro volenteroso. Né altrimenti sono fatti coloro che la provvidenza, nei tempi di rivoluzione, destina a mettere insieme i consensi che creano; poiché i capi che hanno la presunzione di recarsi avanti in qualità o di principii-incarnati, o di popoli-uomo, o. che so io, possono far sette, ma non aintano al processo rigeneratore.
Stavan con Carlo Fenzi, Leopoldo Cempini, Cosimo Frediani, Pietro Masini, Antonio Mordini, Antonio Galletti.
Lo stesso Montanelli lo indica come capo del gruppo che in Firenze, seguendo l'esempio di Pisa, teneva viva l'agitazione con la stampa clandestina: ed è tradizione della famiglia Fenzi che nel 1845-46, all'insaputa di tutti, desse ricetto nel palazzo paterno, in via S. Gallo, a questa stampa che preparava il movimento rivoluzionario.
Promosse con gli amici una sottoscrizione per i profughi polacchi,
richiedendo che l'offerta non fosse anonima, per poterla mandare al
centro della questua a Parigi coi nomi di coloro che offrivano, perchè
resultasse una protesta nazionale ed italiana; ma dovette rinunziarvi.
Nell'ottobre del 1846, insieme a Cesare Della Ripa, diramò per
tutta Italia cedole per una sottoscrizione nazionale, a non più di una
lira, per offrire a Giuseppe Garibaldi una spada d'onore, al capitano
Ànzani una medaglia d'oro ed ai legionari una di argento:
perchè al mondo intero (parole della circolare) sia nota la riconoscenza dell'Italia per le gesta dì questi suoi figli, e perchè essi nell'ora del pericolo trovino nel pensiero della patrio lontana si, ma vigile e premurosa, incitamenti a opre forti e magnanime.