Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
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1939
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Mano Nobili
italiani. La condotta deiFenzi in questo periodò si riassume, come ebbe a dire il senatore De Cambray Digny, in poche parole: dignità nel soffrire le sventure del paese, fede nell'avvenire d'Italia. Infatti fu tra i primi a dire: bisogna ricominciare; ma anche a pensare che ciò non doveva essere fatto con gli stessi sistemi. E poiché la sola nazione italiana che aveva conservata la costituzione e si preparava alla rivincita era il Piemonte, fedele alla massima che si dovesse aiutare il moto nazionale da qualsiasi parte venisse, si avvicinò sempre più agii uomini che dovevano infine portare l'Italia alla concruista della sua indipendenza ed unità. Ed eccolo nel 1859 seguire la politica del Rica-soli, aiutandolo con le opere e col consiglio nei difficili momenti che si presentarono dopo la pace di Yillafranca, fino all'annessione.
Fu deputato dell'Assemblea toscana, poi del Parlamento italiano dalla VII legislatura fino a che la Capitale del Regno non fu portata a Roma. Credette allora che il suo dovere di figlio lo obbligasse ad assistere nella direzione degli affari il padre, oramai vecchissimo, ritenne che questo dovere non si conciliasse con l'ufficio di deputato e rassegnò le dimissioni.
Non lasciò per questo di occuparsi della cosa pubblica: fu presidente della Camera dì Commercio di Firenze, presidente del Consiglio di amministrazione delle Strade Ferrate Romane, presidente della Banca Toscana, Consigliere del comune di Firenze, della Cassa di Risparmio, ecc.
Finalmente nel 1876 fu nominato senatore del Regno.
Come deputato è da ricordarsi la sua relazione sul progetto di legge per l'armamento e la formazione della Guardia Mobile, presentato da Giuseppe Garibaldi (1861); come senatore l'interpellanza al Governo (1878) per invocare una legge che rimediasse alle disgraziate condizioni finanziarie di Firenze dopo il trasloco della Capitale a Roma.
Erede della operosità paterna, diresse, dopo la morte del padre, la Casa bancaria e le altre imprese finanziarie e industriali che a quella si congiungevano. Divenuto capo della famiglia toccò a lui scapolo, di occuparsi, e lo fece col più fine e tenero affetto, dei tre figli del fratello Orazio, morto in giovane età quando era già vedovo.
Cario Fenzi morì in Firenze il 2 settembre 1881 a soli 58 anni. Carattere dolce, equilibrato, patriotta coraggioso, ardente democratico in gioventù, abbracciò la fede monarchica affidandosi alla Casa di Savoia, quando si convinse che con quella e con Vittorio Emanuele II si potevano raggiungete gli ideali che erano stati sempre lo scopo della