Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <279>
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Corrispondenza tra Énimméle e Carlo Fenzi nel 184 279
ora* di parteciparvi, perchè le origini, il mandato e le circostanze la rendevano peri­colosa e perchè sarebbe stata temerità, partecipare a deliberazioni delle quali ai igno­rava a che dovevano por tare. Faceva però voti che la Costituente prendesse un buon avviamento e tornasse a quelle idee sapienti e moderate delle quali il Piemonte era e sarebbe stato sempre sostenitore. A Firenze e a Roma aver detto che se non si sal­vava la Monarchia e il Papa non ritornava sul trono, era difficile scansare l'intervento straniero; di aver detto a Gaeta che il Vicario di Cristo, il Padre supremo dei Cristiani non poteva dignitosamente riprendere la sua Sede con l'aiuto delle armi straniere, né ritornare senza aver tentato tutte le vie della mansuetudine e della clemenza. 4 Avvi-,, ornarsi il giorno in cui si sarebbe dovuto ricorrere alle armi, poiché quelle ragioni che prima lo ritardavano ora lo affrettavano.
XI.
Venezia, 18 febbraio 1849.
Caro Babbo - Ho ricevuto ieri sera, poco dòpo il mio arrivo in Venezia, la caris­sima tua del 13 andante, con due lettere incluse, l'uria di Uccelli, Tal tra di Pigozzi, ambedue residenti in Venezia e che avevo già veduti.
Godo di sentire che a Firenze vi è sufficiente tranquillità; qui poi si sta benissimo, la quiete la più assoluta, molto ordine e del nemico non se ne sente neppur parlare dall'ultima sortita di Mestre in poi. I tedeschi pare che abbiano quasi del tutto abban­donato il blocco dalla parte di terra; dalla parte del mare poi hanno un dicatti di star­sene rintanati nel loro porto di Pota. In conseguenza di questo si sta a Venezia oggi, come ci si stava due anni fa quando ci fui con la zia, fuorché vi è molta più. vita, a cagione delle troppe che vi sono e della vita politica alla quale questo popolo si è destato facendo enormi sacrifizi. Si parla di cinquanta milioni che i Veneziani hanno speso per la lóro difesa; e le offerte di Toscana e Roma fatte a questa città non giungono ad un milione.
Uccelli è qui contentissimo, serve nei Cacciatori delle Alpi e non pensa punto ne poco di tornarsene a Firenze. Egli è incantato dell'ordine e della quiete che regna a Venezia e dice Firenze non ha mai sognato tempi così felici dal Papever [Paucr] e Ciantelli in poi. Il mio viaggio è stato felicissimo, ma molto lento; ho messo cinque giorni a farlo, mentre si potrebbe fare in due e mezzo; questo a cagione di vari con tra tempi che ho avuti.
Mi dispiace non aver veduto Orazio prima di partire; spero che non si sia arrabbiato troppo per Fallare della strada ferrata. Presto gli scriverò e lo pregherò di venirmi a fare una visita di 7 o 8 giorni. Questo non è un progetto come quello d'andare in California e spero che, se mi trattengo qua, troverà il tempo di farlo un giorno o l'altro.
Ti prego di far rimettere l'acclusa al Mordini; è una lettera particolare che gli scrivo e mi conviene mandarla così.
La sortita dì Mestre l'ultima cui accenna il Fenzi, dve essere quella del 27 ottobre.
Fabio Uccelli, fiorentino, di nobile famiglia, dottore in medicina, combattente a Curtatone e Montanara, scrittore. Nel 1849, caduta Venezia, emigrò in Piemonte.
Francesco Pigozzi, bolognese, patrio tta, prese parte ai moti del 1831. Uomo d'azione e colto, partecipò al 7 Congresso degli scienziati, che fu più politico che scientifico. Esiliata: tornò nel 1846 in patria. Sorisso sui giornali dcl.tempo. Nel 1848 segui la legione del generale Ferrari, poi fu a Venezia col Pepe. Fu ferito-nella sortita di Mestre. Caduta Venezia riparò in Svizzera, A Locamo la sua casa fu centro di