Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno
<
1939
>
pagina
<
282
>
282
Mario Nobili
tutte le parti. Alcuni dicono che ciò fosse per produrre una reazione hi citta, altri pretendono che era stato sparso nelle campagne il grido del ritorno del Granduca.
Questa immensa dimostrazione produsse naturalmente un grande allarme nella città; la Civica, i pochi Pollacela, qui di passaggio venendo da Modigliana ove erano di guarnigione, gli affiliati del Circolo e i Lombardi corsero alle Porte, ove nessun attacco comparve, ed allora si spinsero nella campagna e operarono degli arresti. Alle undici la calma nella città era ristabilita. Eccoti il fatto preciso. Nelle famiglie però vi fu gran spavento e tutte le botteghe e case si serrarono a chiavistello. Da noi non venne ieri sera che Fabio Nencini che, appena si ebbe notizia del chiasso, se ne andò e si messe il chiavistèllo.
Questa è la quarta lettera che ti scrivo ed ancora non ne ho ricevuta alcuna da te dopo la tua partenza, lo che mi tiene in pensiero, tanto più che da Papadopoli ricevo oggi lettera in data 17 e di te non mi parla.
Stamattina non ho avuta alcuna notizia né di Laugier, uè dei Piemontesi, lochi mi fa credere che tutto stia fermo. Qui non abbiamo che la Guardia Nazionale che guarnisce pure le fortezze e attualmente si occupa delle nuove elezioni, sicché tu, per ora, sei scapitanato, qualora non ti rielegghino.
L'Alba dava, la notte stessa del 21, notizia della dimostrazione reazionaria con supplemento delle ore 12, ed informava che Montanelli, che era a letto febbricitante, era accorso a Palazzo Vecchio e che, dal terrazzino, aveva parlato al popolo rassicurandolo.
Il De Laugier in quel tempo aveva ricevuto dal Granduca l'investitura di suo generale commissario in Toscana, ma le sue truppe demoralizzate si sbandavano. Il generale pubblicò da Massa una relazione delle sue vicende nel conflitto fra gli ordini del Granduca, al quale aveva prestato giuramento di fedeltà, e quelli del Governo provvisorio. I Piemontesi ai confini non si muovevano per mancanza di ordini dal Governo sardo, che in quei giorni passava dalle mani di Gioberti a quelli del generale Chiodo.
XV.
Firenze, 25 febbraio 1849.
Caro Carlo Ieri finalmente ricevei, con sommo piacere, la tua carissima del 18 corrente, che ha impiegato in tal guisa 6 giorni di viaggio e perciò non mi sorprende se tu ne impiegasti cinque; ma, per Pinteresse che prendo a tuttociò che ti riguarda e per il piacere che, come sai, mi danno i dettagli, avrei gradito che tu avessi avuto il tempo di farmi un piccolo diario del tuo viaggio.
L'acclusami per Mordini, la mandai subito con una mia carta.
Avrai già inteso che la caduta del Gioberti, che aveva promesso 1* intervento in Toscana al Granduca, ed il ritiro degli Austriaci da Ferrara ha rassicurato, almeno per ora, il nostro Governo provvisorio e, in conseguenza, se esso si conduce saviamente e se nulla ci viene di disturbo dalla parte di Modena, potrebbimo stare tranquilli, giacché la reazione è un sogno e nessuno ci ha mai pensato in mancanza di forza esteriore, come puoi ben figurarti.
Due decreti diedero, nei giorni scorsi, molto da dire perchè in senso affatto rivoluzionario. Cioè quello della istituzione di una Commissione Militare per giudicare militarmente i reazionari, e l'altro che sottopone a una tassa arbitraria quei cittadini