Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno
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1939
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pagina
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285
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Corrispondenza tra Emanuele e Carlo Fenzi nel 1849 285
dopo un poco di dolor di costole, dormii saporitamente fino al nostro arrivo a Mala* mocco, quando mi messi all'ordine per scendere a terra. Mi furono usati subito molti riguardi, talché fra dogana e sanità non mi trattennero neppure un minuto all'en* trata in Venezia, ed in un momento mi trovai alla locanda Danieli, nello [stesso] luogo già occupato da me quando venni qua con la zia.
H tempo lo passo assai bene. La mattina mi alzo tardi, alle dieci o le dieci e mezzo* scrivo, se no da scrivere qualche piccola cosa, poi vo a far colazione e dopo colazione io una partita o due a scacchi con l'Uccelli, dopo questo mi metto in giro a far visite e parlar politica, o vado all'Assemblea dove ho il mio posto nella tribuna della dipi' mazia. Se intanto arriva il corriere, vado a leggere i giornali e le mie lettere; alle sei desino, dopo desinare vo a prendere il caffè da Florian, il Doney di Venezia, e faccio altra partita a scacchi; dopo vado a far visite e torno a casa a leggere dei libri che mi sono comprato o a scrivere, se mi occorre. In ogni modo conservo l'abitudine di non andare a letto fino alle due o le tre. Eccoti in poche parole la mia vita molto tranquilla e piacevole.
Qui vi è assai società, un discreto teatro di musica e molto buon umore. Benché i tedeschi sieno a sole tre miglia di distanza, si parla dell'assedio quanto si parlerebbe a Firenze di quello di Pechino, tanta è la sicurezza che ispira la fortezza di questa posizione e l'attività delle persone preposte al Governo e alla difesa. La truppa è buona e assai numerosa poiché conta circa sedici mila uomini, oltre la Guardia Nazionale. Il guaio sta nelle finanze, il numerario è sparito poiché qui non cresce nulla e bisogna importare tutti i generi di prima necessità, per comprare i quali la carta moneta, che non ha corso fuori di Venezia, non può supplire. Fino ad ora vi è stato danaro da esportare, ma adesso non ve ne è quasi più e se gli Stati Italiani non danno corso forzato alla carta veneta o non mandano qua dei buoni milioni in contanti non si può andare avanti...
Si omettono in questa e in altre lettere le notizie della famiglia, o di altre persone* che non abbiano particolare interesse per la storia, per le usanze dei tempi o non servano a far conoscere sempre meglio il carattere dei due Fenzi. Si omettono pure alcuni lunghi periodi relativi ad interessi finanziari privati.
XVIII.
Firenze, 5 marzo 1849.
Caro Carlo Mi giunge questa mattina la tua carissima de* 28 febbraio e mi fa piacere moltissimo di sentirti contento. Vorrei sapere se codesta Assemblea, ove vedo che tu assisti frequentemente, ti soddisfa più delle nostre,buon anime,e se vi si parla con piena libertà come non si poteva fare fra noi. Attualmente mi sembra che ci facciamo tutti a ingannare reciprocamente perché è facile il prevedere come la tragedia anderà a terminare. Il paese frattanto pagherà per qualche diecina d'anni i resultati di tutto questo andamento. Qui non si trova pia un francescone da che- é comparsa la carta e sono persuaso ancor io che tutti gli abbiano nascosti, ma chi ha letto la storia della rivoluzione di Francia deve sapere se è possibile di farli venire alla luce. - La casa di Londra, cui, avanti la tua partenza, fu dato l'incarico di francare una lettera che giaceva in quell'Ufficio di posta per mancanza di pagamento all'indirizzo Amerigo Vespucci e di tua commissione, mi dice di averlo eseguito e te ne avverto per tua regola, mentre, in quanto alla spesa, la pagherò io...