Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <286>
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Mano Nobili
XIX.
Venezia, 10 marzo 1849.
Caro Babbo - Ho ricevuto ieri l'altro la carissima tua del 5 corrente; mi sor­prende molto di vedere che mentre io ricevo le lettere ed i giornali di Firenze il terzo giorno dopo la data, le lettere che di qua dirìgo a te non ti giungono che il sesto giorno. Questa è una delle ragioni che mi fanno sembrare più inesatto nelle mie corrispon­denze di quello che realmente sono. Non ti ho scritto da diversi giorni perchè ho avuto pochissima voglia di stare in casa; il mio nuovo appartamento mi è antipatico e da che ho mutato casa, per questa ragione, sono stato quasi sempre fuori.
Tu mi domandi delle notizie di quest'Assemblea; benché un poco tardi, giacché dai giornali avrai saputo l'esito dell'ultima seduta e giudicato da essa intorno alle questioni che mi hai poste, ti dirò che in fatto di oratori non vi è alcuno che meriti questo nome. Manin parla assai bene, con molta semplicità e chiarezza, in quanto a valore parlamentare però non mi pare che potrebbe reggere al confronto con i parla­tori di seconda forza che si facevano sentire alle nostre Camere. Nell'insieme mi pare che questi deputati sieno al di sotto della mediocrità, anche in fatto di talenti poli­tici. In quanto a libertà di discussione, come ti sarai già immaginato, ce ne è fino ad un certo punto, come accade in tempi di commozioni politiche, quando le passioni fanno nascere i partiti. A rovescio però di quello che accadeva in Toscana, è l'oppo­sizione del partito repubblicano che non ha le simpatie del pubblico, mentre Manin, appena apre bocca, è coperto d'applausi. I suoi oppositori, quando si presentano alla tribuna, sono accolti con prolungati segni di disapprovazione. Nei giorni scorsi si cominciarono a vedere i muri tappezzati di scritti che proclamavano Manin Ditta­tore assoluto e minacciavano Sirtori, che è reputato il capo dell'opposizione. Varie dimostrazioncelle furono fatte diverse sere da persone dell'inuma classe che, percor­rendo la città, obbligavano a gridare Viva Manin, ecc. . Queste erano le scaramuccie d'avamposti. Un deputato, alla Assemblea, fece la proposizione di proclamare un governo dittatoriale. La proposta fu appoggiata da un tumulto in piazza eseguito da gente della più bassa condizione, diretta forse da persone che non si mostrarono. Invano Manin tre volte parlò al popolo scongiurandolo di ritirarsi se aveva caro il suo onore; le sue parole furono applaudite, nessuno peraltro pensò ad obbedire. Il tumulto rimase in permanenza, gridando Viva Manin dittatore, Abbasso l'Assem­blea e Morte ai deputati della sinistra. Fosse una mossa strategica del Generale della Guardia Civica, per ottenere dall'Assemblea una pronta risoluzione conforme alle grida del popolo, o lo credesse realmente, egli annunziò al Presidente che la vita dei deputati non era sicura se la proposta non era immediatamente votata. L'Assem­blea ebbe però abbastanza coraggio e rispetto per se stessa e ricusò di prendere quella misura sotto l'influenza del tumulto. Due giorni dopo però, la Dittatura, rimessa in discussione, fu votata quasi all'unanimità. Manin è adesso, con il titolo di Presidente, assoluto dittatore di Venezia, munito di tutti i poteri eccezionali, con il diritto di sospendere le sedute dell'Assemblea per quindici giorni, salvo, questi spirati, di render conto dei motivi della sospensione e continuarla cosi di quindici in quindici giorni finché lo creda utile.
A dirti la verità, io sono molto contento di questo, perchè ho fiducia nel talento, nella buona fede e schietto patriottismo di Manin. Egli ha d'altronde una popolarità, fra il minuto popolo, che sorpassa ogni credere. Questa gli sarà molto utile per