Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno
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1939
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pagina
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287
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Corrispondenza tra Emanuele e Carlo Fenzi nel 1849 287
tenerlo tranquillo. Disgraziatamente però si è visto quanto poco durano in Italia le reputazioni più fondate e gl'idoli popolari; io temo che la sua stella, in un lasso di tempo non molto lungo, tramonterà, dico, temo, perchè mi pare che fra i Veneziani vi sia poca probabilità di migliorare e quasi certezza di peggiorare molto.
Quanto prima prenderò sui SS.ri Iacob Levi e figli dei denari per conto del Governo e le duecento lire per conto tuo. Io cerco di prendere via via quello che mi si compete, mese per mese, onde, se mai fossi richiamato o destinato ad altro posto, non mi tocchi a rimetter fuori il denaro per pareggiare i conti. Ti prego di pagare la mesata di marzo a Orazio, al quale dirò TUBO che ne deve fare.
L'Assemblea Legislativa dei Rappresentanti dello Stato di Venezia, nella sua terza riunione, il 17 febbraio 1849, deliberò che in via puramente provvisoria il potere esecutivo, con pieni poteri, fosse affidato ai tre cittadini, Daniele Manin, Leone Graziani e Gio. Battista Cavedalis che sino allora erano stati investiti della Dittatura. Nella riunione del 5 marzo, il rappresentante Giovanni Avesani propose che fosse, d'urgenza, confermata la Dittatura illimitata ai Triumviri. Manin, come egli stesso raccontò nella riunione del 7, si ritirò quando fu incominciato a trattare l'argomento. Una grande folla di popolo si riunì sotto le finestre del palazzo del Governo gridando Viva Manin . Questi affacciatosi supplicò che si disperdesse, affinchè non fosse a lui addebitato di aver provocata quella manifestazione. Allontanatasi, la folla si riunì ancora in Piazzetta e Manin riuscì nuovamente a disperderla. Una terza volta la folla si adunò alla porta della Carta e Manin, insieme al suo figlioletto, impedì che entrasse nella sala delle adunanze. Intanto l'Assemblea, rigettò l'urgenza della proposta Ave-sani, fidando che il potere esecutivo avrebbe saputo dileguare fin le apparenze di una agitazione la quale offenderebbe il comune decoro . Nell'adunanza del 6 il rappresentante Olper presentò la proposta di legge per nominare Manin capo del potere esecutivo. Il giorno successivo, la Commissione nominata per lo studio della prò-posta Olper, composta di Niccolò Tommaseo, Francesco Baldisserotto e Giovan Battista Vare presentò il rapporto col quale si modificava in parte la proposta anzidetta. L'Assemblea dopo aver rigettato gli emendamenti presentati da Sirtori, approvò la legge seguente:
L'Assemblea dei Rappresentanti dello Stato di Venezia ecc. Decreta: 1 L'Assemblea nomina un capo del potere esecutivo, col titolo di Presidente, nella persona di Daniele Manin. 2 L'Assemblea conserva in sé il potere costituente e legislativo, compreso quello di deliberare sulle sorti politiche del paese. 3 Al Presidente Manin sono delegati pieni poteri per la difesa interna ed esterna del paese, non escluso il diritto di aggiornare l'Assemblea, ma con l'obbligo di riconvocarla entro 15 giorni al più tardi, e di esporre nella prima adunanza i motivi dell'aggiornamento. 4 Nei casi d'urgenza, il Presidente potrà dare disposizioni, con obbligo di farle poscia sanzionare dall'Assemblea nella prossima adunanza. 5 Il Presidente è responsabile dei suoi atti dinanzi all'Assemblea.
Il fatto accennato che il Comandante della Guardia Civica Annunziasse al Presidente dell'Assemblea, che la vita dei deputati non era sicura, è convalidato dal Tommaseo che ne parlò, nella riunione del 7 marzo, in risposta al Manin che aveva cercato di attenuare i disordini avvenuti il giorno 5.
XX.
Firenze, 16 marzo 1849.
Caro Carlo - Anche la tua carissima 10 andante non mi è pervenuta che ieri e così in 5 giorni e non in 3, come mi dici che ricevi le lettere da qui. Ci sarà qualche ragione, poiché non posBO figurarmi che le lettere siano trattenute in questo ufficio di posta per leggersi e, d'altronde, di ciò non ho veduto alcun segno. Le notizie