Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno
<
1939
>
pagina
<
293
>
Corrispondenza tra Emanuele e Carlo Fenzi nel 1849 293
quelli sforzi che soli possono salvare una nazione, esempi disgraziatamente non imitati dal resto d'Italia, all'eccezione del Piemonte. Non per colpa dei popoli, che dovunque si sono lasciati condurre, ma degli uomini che non hanno saputo guidare fino da principio la rivoluzione. Vedremo come le cose finiranno.
Mentre tu vedi tutto già perduto, io, che ho visto da vicino con quali mezzi si è rivoluzionato l'Italia da cima a fondo, non dispero perchè vedo elementi tali che, saputi adoprare, potranno salvare il paese benché le attuali circostanze si presentino cosi desolanti.
Qui dei blocco dalla parte di mare non vi è da temere. Per gli assalti di terra, sopra Malghera e Brondolo, si richiedono dei lunghi lavori d'assedio che la natura paludosa del terreno e l'attuale stagione piovosa rendono affatto impraticabili per il momento.
Dalla tua lettera rilevo che mi aspettavi a far Pasqua a casa ed io pure ho creduto un momento che mi sarei trovato costà. Dopo la notizia certa dei disastri in Piemonte, fui perplesso non sapendo a che partito attenermi. Il primo moto fa quello di partire e venire anch'io a difendere le nostre colline. Questo mi sembrava il mio dovere, era però contrabilanciato da quello che mi riteneva in Venezia, di dove la partenza di un privato fa molta impressione sul popolo, molto più. quella d'una persona rivestita d'un carattere officiale. H Governo nel rilasciarmi il permesso di venire in Toscana, sembrava non lo desiderasse e credesse di qualche importanza il mio soggiorno in Venezia. Nonostante io sarei partito se non fosse stato per il desiderio chiaramente espressomi da Manin e per il parere di Tommaseo che consultai in proposito e che mi decise a restare.
Ti prego di pagare la mia mesata d'aprile a mio fratello Orazio al quale dò, con l'acclusa, le disposizioni in proposito. Ti prego dire tante cose alla cara mamma, alla quale scriverò a lungo uno di questi giorni.
P. S. I Papadopoli, che vedo molto spesso, ti salutano. Ho conosciuto la moglie, la figlia e la nipote di Pola; la figlia è la Contessa Albrizzi, la nipote la Contessa Persico.
XXVIII.
Firenze, 15 aprile 1849.
Caro Carlo Giovedì 12 corrente, appena avvenuta la controrivoluzione, te ne diedi l'avviso e t'indirizzai la mia lettera per due parti onde ti giungesse al più presto. Da quel giorno la città è in grande esultazione e, nello stesso tempo, tranquillissima. Guerrazzi è arrestato in Fortezza di Belvedere; si dice che 7 o 8 dei più esaltati, come Pigli Cipriani, Ciampi ecc. siano esiliati; i Circoli chiusi e che la maggior p arte dei Municipi e città hanno già dato la loro adesione e si spera che la darà presto anche Livorno, ove mi assicurano che gli Alberi di lab erta sono stati atterrati.
Serristori è stato spedito a Gaeta ed è molto probabile che torni qui Commissario de) Granduca.
Con vari Decreti dell'attuale Commissione Governativa è stato proibito all'Assemblea Costituente di riunirsi. I Municipi di tutte le città sono istituiti a Governo ed i diversi agenti all'estero, nominati dal caduto Governo, come Atto Vannuccì Frappolli, Mazzini, Montanelli'ecc., sono nominativamente revocati, ma tra queste revoche non ho veduto la tua ed in conferma di ciò, siccome per ordine della Deposi* tcria io avevo aperto dei crediti a tutti questi agenti, mi è stato ordinato subito