Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno
<
1939
>
pagina
<
299
>
Corrispondenza tra Emanuele e Carlo Fenzi nel 1849 299
positive e, a senso mio, ormai aggiornabili per un tempo forse più luogo della tua vita. Questo aggiornamento probabilmente sarebbe stato più breve se, come io diceva fino dal 1847, l'Italia tutta avesse pensato a unirsi e ad essere concorde senza stuzzicare per ora la Lombardia, che sarebbe venuta a tempo e luogo, quando il resto dell'Italia unita avesse formato un imponente e vero stato militare, migliorate le finanze, l'educazione dei suoi uomini e tolti gli abusi. L'aggiornamento sarebbe stato più breve se non fosse seguita la rivoluzione di Milano, se i consigli dei vecchi, piuttosto che quelli dei giovani, avessero prevalso e se degli uomini, come Mazzini, Montanelli e simili, non avessero posto in diffidenza i Principi e demoralizzati i Popoli. Gli amari frutti' di questi attraversamenti gli risentiranno i contemporanei ed i nostri posteri.
In questo stato di cose, che deve fare un uomo savio, benché penetrato della idea e del desiderio dell'affrancamento e unificazione d'Italia, come tutti Io siamo? Deporre il pensiero di una vana lotta che non può fare altro che snervarci per l'avvenire. Più che la macchina' si è indebolita e più difficoltà e più tempo ci vuole a rinforzarla.
Il sistema costituzionale è attualmente il solo possibile, ma con questo pure si possono migliorare gli uomini, le leggi, i costumi e lo stato militare, ed a questo bisogna attenersi, e questo secondare e rafforzare per condurlo alla lega quanto sia possibile.
Con queste idee che non credo possano a te sfuggire (se qualche fatale impegno in quel malaugurato pranzo da Montanelli non ti ha compromesso) io avevo luogo di credere che tu dovessi ritornare in patria ove, con tutti i partiti, potresti fare buona figura, perchè fosti assente nei tempi in cui potevi comprometterti. Togliti dal capo che possa amareggiarti la baldanza del partito rimasto vittorioso. Esso, rappresentando la quasi totalità dei Toscani e conscio della propria forza numerica, guarda con indifferenza, non solamente gli amici del passato regime, ma anche i dichiarati repubblicani che passeggiano tranquillamente per le strade come se nulla fosse accaduto ed è solamente indispettito contro quegli sciagurati livornesi che, per puntìglio, più che per altro, o forzati dai loro capi, persistono a non riunirsi al resto della Toscana e in tal guisa l'espongono al flagello della estera invasione, che spero però sarà solamente per loro.
Torna dunque, mio caro figlio, in tutta sicurezza e, qualunque sia la carriera che tu voglia intraprendere, credimi che ti troverai molto meglio dell'aria di Firenze, che di quella di Venezia. Restando costi e peggio anche andando a Corfù, dopo 1 inevitabile sorte che aspetta codesta eroica città, cominceresti allora, ma allora soltanto, a comprometterti col Governo e col paese e potresti ancora attirare dei dispiaceri alla famiglia.
In quanto al ritorno di Bastiano non è probabile, né per la sua posizione, cui per ora non sono in grado di rimediare, né per il suo stesso vantaggio, avendo egli bisogno ancora di qualche tempo di assenza e di bisogno per correggersi dei suoi difetti.
Orazio è sempre a Pisa e non si muove dal suo posto. Con lo straordinario coraggio che égli ha dimostrato, essendo sempre avanti ai soldati che si trovano ai posti avanzati al Calambrone, egli ha infuso coraggio a tutti, ma intanto egli tiene in agonia la sua famiglia poiché giornalieri e gravi sono i pericoli ai quali si espone.
Il Governo gli ha dato delle grandi facoltà e lo apprezza assai.
Forse il malaugurato pranzo del Montanelli fu quel convegno a cui accenna Ferdinando Martini in Memorie inedite di Giuseppe Giusti (1845-49) Milano, Fratelli Treves, 1890, p. 231, convegno che ebbe luogo in casa del Montanelli nel novembre 1846, al quale intervenne, con altri, anche Carlo Fenzi.