Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno
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1939
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pagina
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300
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300
Mario Nobili
XXXVII.
Firenze, 3 maggio 1849.
Caro Carlo Ho ricevuto ieri la tua carissima do*27 caduto colla quale mi dici che tornando in Toscana non potresti fare a meno di prender parte per quel parlato; che xapprcsenta le tue convinzioni, che l'idea nazionale è stata sacrificata dalla restaurazione ed aggiungi, nello stesso tempo, che essendo l'unione la cosa più necessaria, non si deve disputare di forma di Governo, ma, aggiornando sopra questo ogni questione, rimanere in perfetta concordia per far trionfare I* idea della indipendenza.
Sopra queste basi tu non saresti, quasi, in discordanza colla polèmica del Conciliatore, che è appunto quella della quasi universalità dei Toscani, che mentre repudiano allatto l'idea rivoluzionaria e repubblicana, specialmente nel modo in cui l'intendevano gli uomini dell'8 febbraio, si mantengono saldi nel sentimento della nazionalità e indipendenza, non per farlo valere attualmente, che sarebbe un sogno e che esporrebbe il paese a tutti i mali e ne esaurirebbe le forze, che conservate, e meglio riordinate, potranno un giorno essere utili, ma per attuarlo quando le circostanze lo permetteranno e quando una unione cordiale fra i Governi italiani ed una organizzazione militare regolare e non rivoluzionaria permetteranno dì opporre al nemico una forza reale e proporzionata e non una improvvisata, effimera e ridicola come quella che gli è stata opposta nelle due disgraziate campagne specialmente dai Governi dell'Italia centrale.
Se questo è realmente il tuo partito,'vieni pure, e ti troverai in buona intelligenza con tutti, ma se per disgrazia tu fossi divenuto repubblicano, lochè mi dicevi di non essere nelle tue conversazioni con me, e se tu sempre ti figurassi che potesse mantenersi e attuarsi in Italia una guerra di rivoluzione, io debbo dirti francamente che sei un sognatore, un matto e un disgraziato; ed eccone i motivi.
1 Lo stato repubblicano è impossibile e non reggerà neppure in Francia, perchè la repubblica onesta richiede degli uomini virtuosi e che preferiscano l'amor di patria alle ricchezze e a tutti gli agi della vita, e tali non sono i sentimenti della moderna società. La repubblica rossa o socialista poi, urtando i principii religiosi e morali, la proprietà e la famiglia, sarà sempre combattuta dagli uomini onesti. Le rimembranze poi della storia rendono odiosa agli italiani in generale l'idea repubblicana, che non gli rammenta che discordie civili, odii municipali e frazionamento all'infinito, cose tutte inconciliabili coli*idea di un'Italia unita e forte.
2 Per fare poi una guerra d'insurrezione, dove sono gli elementi? Nelle città e nelle campagne le idee di felicità sono nei 30 anni di pace goduta e quelle d'infelicità e di digrazia sono negli avvenimenti degli ultimi due anni. Un contadino toscano, poi, preferirebbe qualunque disgrazia piuttosto che quella di fare il soldato, e se gli parli d'indipendenza e di nazionalità non capisce neppure cosa esse sieno. Se questi sono elementi di una guerra d* insurrezione dillo tu stesso.
A di 4 suddetto
Non essendo stato in tempo ieri a terminare questa lettera, ti accludo il supplemento al Monitora d* ieri sera e la avviso che Serristoxi è il Commissario nominato dal Granduca.
I Romani cantano vittoria contro i Francesi che, sorpresi da inattesa ostilità* si Bono ritirati dando però tempo sino ad oggi alla città a sottomettersi. Che essi non vaglino più il Governo dei preti ne hanno ben ragione, ma dall'altra parte pare impossibile che essi presumano che non debba ristabilirsi il potere temporale del