Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <301>
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Corrispondenza tra Emanuele e Carlo Fenzi nel 1849 301
Papa, quando tuttn l'Europa lo vuole. Desidero che facciano senno perchè, se invece dei francesi* avranno i napoletani o i tedeschi vanno a rischio di perdere anche la costituzione.
Tatti qui maledicono a quel partito anarchico che tiene ancora incatenato Livorno, quantunque si sia molto mitigato nel suo linguaggio e nelle sue opere; ma se non fa senno in questi due o tre giorni, io temo che non potrà più scansare la visita dei croati e, Dio voglia, che questo flagello tocchi solamente a loro e non al resto della Toscana.
Orazio si è fatto molto onore negli ultimi fatti ed ha infuso il coraggio ai nostri soldati. Esso venne qui per qualche ora e non credo che pensi punto alle tue commissioni...
Gli affari vanno male a tutti; le imposizioni ci hanno esaurito, e nonostante che io faccia il facchino per dei figli ingrati che non mi aiutano e 'che vogliono vivere alle mie spalle, io duro molta fatica a tirarmi avanti con onore. Tu Bei padrone di disob­bedirmi e di non curare né le mie preghiere né i miei consigli, ma stai pur certo che verrà il giorno che te ne pentirai, e quando non ci sarà più t empo. Non dico altro sopra questo proposito.
Il Conciliatore, giornale politico, letterario, uscì in Firenze il 25 giugno 1848 per difèndere il Ministero Ridolfi. Fu. diretto dall'abate Giulio Cesare Casati e in seguito da Cesare Martini. Vi scrissero Marco Tabarrini, Leopoldo Galeotti, Tommaso For-netti ed altri. Caduto il Ministero Ridolfi, sostenne quello Capponi Avversò sempre il Ministero Montanelli-Guerrazzi, appoggiando il movimento monarchico costitu­zionale e, dopo la restaurazione sperò ed incitò il Granduca a restar fedele allo Statuto. H generale D'Aspre lo fece sospendere, ma il giorno dopo riprese le pubblicazioni sótto il tìtolo di Statuto, per tener vive le speranze dei costituzionali.
H conte generale Luigi Serristori era stato nominato dal Granduca Commissario straordinario con decreto, da Mola di Gaeta, in data 3 maggio 1849. H Serristori arrivò a Firenze il 4 maggio, sciolse la Commissione governativa e confermò i Ministri da quella nominati. Il Commissario era ignaro dell'entrata in Toscana degli Austriaci.
I francesi furono battuti dalle milizie romane condotte da Garibaldi e Galletti il 30 aprile.
Anche il 3 maggio vi era stato uno scontro fra i livornesi e i soldati del Governo toscano.
XXXVIII.
Venezia, 6 maggio 1849.
Caro Babbo Ieri l'altro accompagnai il Generale Pepe a Marghera. Pareva che i tedeschi fossero avvisati e si tenessero pronti a salutare il Generale al suo arrivo. Appena eravamo montati sulla strada ferrata per recarci al forte, che essi comincia­rono l'attacco. L'entrata del Generale, il quale se ne andava tranquillamente del suo passo lento, in mezzo alle bombe e le palle, fece molto buon effetto sulla truppa, ed il grido di Viva l'Italia, Viva il nostro General Pepe fu universale. In pochi momenti tutta la truppa era all'ordine, riparata sotto le casamatte, i cannonieri ai loro pezzi H nemico non cessò fino alle quattro di mantenere un fuoco formidabile contro la. piazza. Le palle di cannone, le bombe* le granate, la mitraglia s'incrociavano in tutti i sensi, oltre un immenso numero di razzi alla congrève dei quali fanno un vero abuso. Alle quattro circa, due delle loro principali batterie furono fatte tacere; le altre con­tinuarono il fuoco molto più fiaccamente. Alle 5 ricominciarono di nuovo, con la medesima violenza di prima, ma gradatamente diminuirono e cessarono del tutto alle 8. Dopo piccola tregua ripresero a bombardare durante la notte, mandando unica­mente delle bombe, di tratto in tratto, unite a pochi razzi. Le batterie loro erano sex.