Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
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1939
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pagina
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302
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302
Mario Nobili
stabilite circa ad ottocento metri di distanza. I nostri ti assicuro, facevano piacere a vederli: tutti con un sangue freddo e con un coraggio mirabile. Gli artiglieri sopratutto caricavano, puntavano e tiravano con calma, come se si fosse trattato di tirare al bersaglio. I nostri nella giornata fecero da 6 in 7 mila colpi. Gli austriaci uè fecero probabilmente altrettanti poiché, se, da una parte avevano meno cannoni, essi, dall'altra, tiravano molto più in fretta e più spesso. Le perdite da parte nostra sono state di 18 feriti, quasi tutti leggermente da scaglie di bombe o granate, e quattro morti, tre cavalli morti e tre pezzi smontati, i quali furono però quasi subito rimessi in batteria. Io me ne stetti sempre col Generale e, come facilmente ti potrai immaginare, non mi esposi inutilmente.
Ieri tornai di nuovo a Marghcra, ma non vi fu attacco da parte dei tedeschi; ebbi per altro il piacere di vedere che i nostri tiravano con una giustezza ammirabile.
Ti ringrazio della tua lunga e bella lettera che ricevei a suo tempo tre giorni fa.
Gli storici e i diaristi della difesa di Venezia parlano, su per giù nello stesso modo del duello di artiglieria del 4 maggio. Molti di essi informano che il bombardamento di Marghera fu ordinato dal Radetsky stesso che, sicuro della vittoria, venne da Milano per assistervi. Il bombardamento, incominciato alle 12, avrebbe dovuto durare a lungo, alcuno dice 72 ore, ma per la difesa degli assediati che reagirono con veemenza e bravura, mettendo in silenzio molte batterie avversarie, sulla sera illanguidi e continuò fiaccamente tutta la notte.
P. CONTABINI nel Memoriale Veneto Storico politico dal 18 marzo 1848 al 26 agosto 1839 (Documenti della Guerra Santa d'Italia), Capolago, Tip. Elvetica, gennaio 1850, e CELESTINO BIANCHI, Venezia e i suoi difensori, Milano, 1863, informano che Radetsky intimò, nonostante l'esito negativo del bombardamento, la resa e che Manin gli inviò, come risposta, il decreto del 2 aprile col quale l'Assemblea legislativa aveva decretato la resistenza ad ogni costo.
XXXIX.
Firenze, 6 maggio 1849.
Caro Carlo Ti scrissi a lungo giovedì e desidero di non averlo fatto inutilmente, seppure tu non hai qualche atto da rimproverarti di faccia alla restaurazione, se sei insomma quell'uomo stesso che eri nel gennaio prossimo passato. Ricevo oggi la tua carissima 1 corrente ed ho recapitato l'acclusami al Bagni. Ti accludo le due lettere pervenutemi per il Capitano Scott che mi richiedi, ma nel consegnarle ti prego di farti rimborsare dal Signor Blnmenthal tre Zwanzighcr in argento, che importa il porto e la francatura, e passarle al Sig. Papadopoli a credito del Banco.
Ieri sera sono entrati in Pisa e Lucca circa 12.000 tedeschi, che oggi anderanno a Livorno, che non credo farà la minima resistenza. È questa per noi una gran disgrazia che si sarebbe potuta evitare se i livornesi avessero avuto più giudizio.
Ora ti domando: se fossimo ai tempi del Guerrazzi e non si fosse fatta la restaurazione nel 12 aprile, credi tu che i nostri scalzacani di soldati ed i nostri volontari avrebbero potuto impedire questa invasione? Credi tu che il Guerrazzi non conoscesse bene che erano tutte spese gettate e che si comprometteva il paese senza fratto? E se ci fosse stata resistenza, quante vittime innocenti sarebbero cadute senza vantaggio! Quali imposizioni, quali angherie la povera Toscana non avrebbe dovuto sopportare da una invasione ostile, giacché credo che, neppure coli'amichevole, ne aiuteremo affatto illesi?