Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno
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1939
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pagina
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304
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304
Mario Nobili
bau fatto varie sortite per molestare il nemico e disturbare quei lavori. Queste sortite ci hanno cagionato qualche perdita, cioè una diecina di morti e quaranta o cinquanta feriti, fra questi sono diversi ufficiali i quali con troppa arditezza, spingendosi avanti ci privano per ora dell'opera loro. Tutti gareggiano di bravura e le cose vanno molto bene.
Gli austriaci* non potendo avanzare le loro batterie, si divertono a bombardare il forte dalle quattro della mattina fino alle otto della sera, tutti i giorni. Questo bombardamento produce però assai poco danno, non avendosi a deplorare che sci o sette feriti il giorno, durante questi ultimi tre giorni. Questi feriti ancora lo sono, in gene* rale, pel troppo ardire dei soldati, i quali non curandosi affatto delle bombe, se ne stanno sempre allo scoperto, passeggiando e giocando come se nulla fosse Le nostre truppe toscane sarebbero certamente state egualmente brave, se invece di essere guidate da ufficiali vecchi e codardi, cresciuti e imbiancati fra gli ozi di guarnigione, fossero state guidate da giovani uffizioli volontari, i quali suppliscono con il coraggio e la buona volontà a quella poca pratica che hanno. Figurati per esempio Fabio Uccelli, è un eccellente uffizi ale e ne sa più, sono convinto, di qualche generale toscano, in quattro mesi soli che si è applicato a studiare le cose del mestiere.
Mille cose alla cara Mamma, la quale io spero non starà in pena per me.
Se per caso le corrispondenze fra Venezia e il.resto d'Italia rimanessero chiuse per l'occupazione delle Legazioni, non potresti più ricevere le mie lettere. Ogni qualvolta accadesse che per vari giorni tu non abbia le mie nuove, attribuiscilo a questo fatto e non stare in pena.
In quei giorni si combatteva a Roma, Bologna e Venezia. A Homa le truppe repubblicane lottavano contro le napoletane che erano entrate nello Stato Romano fino dal 30 aprile e che, da Valmontone, si dirigevano su Palestrina, difesa da Garibaldi. Il 9 dopo un lungo combattimento si ritirarono.
A Bologna, gli austriaci, arrivati sotto le mura 1*8, intimarono l'apertura delle porte. H 10, seguitando i combattimenti tra i bolognesi che difendevano le mura e gli assediatiti, il ten. maresciallo Wimpffen chiuse il blocco della città, tagliò l'acquedotto di S. Michele in Bosco e fece deviare il canale Reno.
A Venezia, tra le sortite delle truppe assediate, è da ricordarsi quella del 9 da Marghera per riconoscere e danneggiare i lavori di avvicinamento del nemico, il quale fu scacciato dai posti avanzati che lasciò in mano delle truppe venete; ma il comandante di Marghera, nonostante il combattimento favorevole, ordinò la ritirata che fu effettuata lentamente e in pieno ordine.
XLI.
Venezia, 20 maggio 1849.
Caro Babbo Ti scrivo questa mattina poche righe tanto per farti sapere che sto benissimo e che le cose nostre qui a Venezia vanno egualmente bene, Marghera e costantemente bombardata dagli Austriaci; il danno però che essi ci fanno è minimo, ai contano appena due o tre feriti al giorno. I nostri rispondono al fuoco austriaco con un cannoneggiamento molto nutrito il quale deve recargli necessariamente molto maggior danno, visto la loro posizione tanto più svantaggiosa. Sembra infatti che essi sieno scoraggiti poiché avanzano molto lentamente coi loro lavori, i quali del resto sono sempre assai lontani, cioè circa 650 metri dal fronte d'attacco*
Non puoi immaginarti la tranquillit di Venezia in mezzo a tutte queste burrasche. Se non fosse per la romba incessante del cannone, che si ode quando il vento