Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <305>
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Corrispondenza tra Emanuele è Carlo Fenzi nel 1849 305
spira favorevole, sarebbe impossibile immaginarsi che si vive in una città assediata e stretta da ogni parte. La piazza S. Marco è sempre il centro di una folla elegante che pas­seggia, prende il fresco ed è allegra nella sicurezza di giorni migliori e d'un esito felice*
Non ti ho scritto in questi, giorni poiché le comunicazioni con Ravenna sembra' vano essere state del tutto intercettate; ti scrivo oggi perchè ho qualche speranza che questa mia possa giungerti col solito corso di posta.
Ricevo in questo momento il Conciliatore del 15, da te speditomi che mi tiene luogo di una tua lettera che aspettavo da vari giorni. Sono contento di vedere dalla sopracarta che stai benissimo.
Per una tua norma ti avviso che l'ultima tua lettera, che ho ricevuto, è in data del 6 andante.
Dall'11 al 20 maggio, dalla parte di Slargherà non cessò mai il cannoneggiamento. Il 15 le troppe veneziane allagarono le trincee nemiche ritardando cosi i lavori di avvicinamento. Il 16 la squadra austriaca attaccò inutilmente le navi veneziane tra il Cavallino e Tre Porti. Il generale austriaco, che aveva invitato le navi da guerra inglesi e francesi ad ancorarsi fuori del Porto ed i sudditi di quelle nazioni ad allon­tanarsi da Venezia, concesse (il 13) una proroga fino al 20. A causa del blocco più stretto il corriere di Ravenna non arrivava regolarmente. La popolazione di Venezia effettivamente non si preoccupava ancora della gravità della situazione e frequentava i passeggi e i caffè.
XLII.
Firenze, 23 maggio 1849.
Caro Carlo - Ho ricevuto in tempo debito le tue carissime de* 6 e 11 corrente, ma sul timore che la comunicazione fosse rimasta intercettata successivamente, per causa dell'invasione austriaca in Romagna, non ti ho scritto con i passati corrieri. Vedendo però che le lettere da costi seguitano a venire, riprendo coraggio e ti scrivo.
L'ultima tua lettera riassume la nostra polemica che viene ristretta a una que­stione di principii e questa t>i riduce a decidere se un uomo di cuore e di mente debba preferire 1* indipendenza della propria patria ad ogni altro bene di questo mondo. Tu sostieni l'affermativa, ed io, nel caso pratico, sostengo la negativa. Io dico a bella posta, nel caso pratico, poiché, in tesi generale, sarei forse della tua opinione. Se ne discordo, i miei motivi sono i seguenti:
lo Perchè di faccia alla coalizione generale di tutta l'Europa per mantenere i trat­tati di Vienna, non vedo minimaménte la possibilità della riuscita, ed in conseguenza il sacrificar tutto per conseguire una cosa impossibile ad ottenersi, mi sembra un errore gravissimo.
2 Perchè i mezzi che ho veduto impiegare e l'impossibilità della concordia in quelli che, a mio credere, erano preferibili per ottenere più tardi, ma più sicuramente Vintento, mi hanno persuaso che quando anche non fossimo in conflitto con tutta l'Europa o non riusciremmo nell'intento o peggioreremmo grandemente le nostre condizioni, giacché indipendenza e libertà senza ordine e senza sicurezza mi sembrano lo stesso che la vita senza salute ed in continua sofferenza.
3 Perchè i principii della moderna democrazia, cui per necessità deve allearsi il partito liberale, sono tali da sciogliere e non da riordinare la Società.
Già le mie ragioni non ti persuaderanno perchè ormai il tuo partito è preso, ma io voglio fare il mio dovere di padre sino all'ultimo e tu non devi aver ragione di rim­proverarmi allorché si accumuleranno i tuoi infortuni o, giunto a un'età più matura* verrà l'ora del disinganno.