Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <307>
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Corrispondenza tra Emanuele e Carlo Fenzi nel 1849 307
alcuna cosa; Hanno parlamentato varie volte i Commissari di Venezia con Bruck; ma, come io credo che vi fosse molta propensione a canzonarsi da ambe le parti e sopratutto dalla parte austriaca, lo cose probabilmente non avranno alcun seguito. Addio, caro Babbo, saluta la cara Mamma, ringrazia Orazio delle commissioni che ha fatto per conto mio e digli che ho ricevuto la sua lettera, ma che il nostro modo di vedere è tanto diverso che essa mi fece molto dispiacere; per non cagionargliene altrettanto preferisco di non scrivergli per ora. Uccelli sta bene e saluta tutti.
Dopo una calma di alcuni giorni, il 24 maggio il nemico iniziò un forte bombarda­mento su Marghera,che durò due giorni. Nella notte fra il 27 e il28 i veneziani abbando­narono i forti di Marghera e di S. Giuliano. Nei giorni seguenti gli austriaci, occupati a sistemare la testa del Ponte sulla Laguna e il forte di S. Giuliano spararono solo pochi colpi di cannone, lasciando così che i veneziani preparassero le loro difese. Intanto giungevano buone notizie dall' Ungheria, con promesse d'invio di denaro, armi ed uomini, notizie che rialzarono gli animi dei veneziani. Il 31 il ministro austriaco De Bruch, da Mestre, scrisse a Manin offrendo di trattare. Il 1 giugno Venezia inviò due commissari, Giuseppe Calucci e Giorgio Foscolo, che tornarono il 2 con qual­che speranza. Sembra però che tanto l'austriaco che i commissari .di Venezia avessero avuto l'ordine di temporeggiare. Nella notte tra il 3 e il 4 avvennero sbarchi austriaci verso Brondolo e Chioggia. Il 4, con l'aiuto della flotta, il nemico attaccò vigorosa­mente, ma senza conseguenze. Fu obbligato, dopo quattro ore di combattimento, a ritirarsi.
H I xov. I
Firenze, lì giugno 1849.
Caro Carlo Sono parecchi giorni che non ho piò. ricevuto tue lettere essendo rimaste chiuse le comunicazioni, come era facilmente da prevedersi. Figurandomi che a Trieste trovino sempre il buco per mandare, qualche lettera costì, ti scrivo queste due righe per domandarti le tue nuove e per eccitarti a servirti della medesima strada onde mi possano pervenire servendoti di qualche buon mezzo.
Qui nulla di nuovo. Alcuni pretendono che presto tornerà il Granduca, altri dicono che si cerca ogni mezzo per farlo abdicare.
I Francesi dovrebbero aver dato ieri l'assalto a Roma dopo terminati i lavori d'approccio.
Tutti bene in famiglia e domani torniamo in città.

Dall'ultima lettera di Emanuele Fenzi, che trovasi nell'Archivio, datata 23 mag­gio, molte e dolorose cose erano accadute in Firenze, la più grave, quella da cui i fio­rentini speravano di essere dispensati, l'entrata, il 25 alle 2 poni., delle truppe austria­che. II Granduca, da Napoli, aveva nominato, fino dal 24, un nuovo ministero con la presidenza assegnata a Giovanni Baldasseroni, che prese possesso del suo ufficio il 27, nel qnal giorno, conseguentemente, cessò dalle sue funzioni il Commissario straor­dinario conte generale Luigi Sema tori.
A Roma, dopo l'inutile convenzione tra Lesseps, inviato francese e i Triunviri romani (31) per l'entrata in Roma delle truppe francesi, onde concorrere alla difesa della Repubblica, il generale Oudinot, avendo ordini di occupare la città al più presto per l'approssimarsi delle truppe austriache, incominciò, il 3 giugno, le ostilità con attacchi a Villa Pamphili, a Villa Corsini e a. S. Pancrazio. Il 10 i francesi avanzando i loro lavori di assedio, tagliarono l'acquedotto Paolino e ricacciarono in citta una sortita da Porta Cavalleggeri dei romani, condotti da Garibaldi.