Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <308>
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Mario Nobili
XLV,
Firenze, 16 giugno 1849.
Caro Carlo -Ricevei ieri mattina la tua carissima del 7 corrente, che però deve essere partita da costì 1*8, e mi fece un grandissimo piacere poiché vidi che, anche prima di ricevere il mio suggerimento, tu ti eri valso dell'unica via che potevi avere per darmi le tue nuove.
Le nostre qui sono ottime e solo mi duole, dopo la perdita delle più. care speranze, di vedere te in pericolo inutilmente e senza alcun vantaggio di sorte, poiché non vole­sti accettare i miei consigli in tempo opportuno. Vedo che non sei neppur d'accordo colle idee di tuo fratello Orazio, lo non so quello che egli può averti scritto; ma sola­mente ti prego di riflettere che le due creature umane, che più ti affezionano, sono certamente tuo padre e tuo fratello, e che l'uno e l'altro hanno dell'intelligenza.
Il partito estremo, oltre aver voluto tentare l'impossibile, si è dovuto alleare con tutti gli elementi sovversivi, e ciò gli ha tirato addosso l'antipatia di tutti i Governi d'Europa e di tutte le classi di persone che vogliono veramente il bene della umanità. Difatti, quando anche fosse questione di essere alleati dello Czar di Russia o di Ledru-Rollin, del Ciantelli o del Guerrazzi e, per dirlo in termini più chiari, del­l'ordine senza libertà o dell'anarchia, io non credo che la scelta sarebbe dubbia per alcuno, fuori che per quelli che sperano di pescare qualche cosa nel disordine.
Ti raccomando almeno di non far nulla che ti possa compromettere onde passar meno male il resto dei tnoi giorni. E se non vuoi essere utile, come potevi, alla tua famiglia, procura almeno di non straziarla colle tue sventure, che non avanzerebbero punto lo scopo che tutti avevamo e che tu hai cercato di conseguire non con i mezzi lenti, ma più sicuri e, in ogni caso, non pericolosi come io volevo, ma con altri che ti parevano più pronti, ma che, oltre l'essere impossibili, ponevano nell'attualità della desolazione per la lontana prospettiva di un bene.
[di mano del Fenzi] - Dimmi di grazia, quali vantaggi alla causa italiana hanno prodotto le cinque eroiche giornate di Milano, gli eccidi di Messina e Catania, gli orrori di Genova e Livorno, l'eroismo dei Bresciani, le iniquità e quindi la difesa ostinata di Bologna, gli eccidi del 15 maggio a Napoli, il tradimento di Ramorino a Novara e cosa produrranno gli orrori commessi a Roma e Ancona e quindi la difesa e bombardamento di quelle città e l'inevitabile loro caduta? Li capo mio, tutti questi fatti, non producono che la persuasione in quei popoli della loro impotenza, un odio mortale contro chi li provocò e un proposito di stare bene in guardia onde non andarvi più soggetti; ma alla causa dell'indipendenza, quei fatti rivoluzionari, non fecero alcun bene, mentre costarono tanto sangue, tanti milioni e la rovina di molte famiglie. Essi produrranno inoltre un raddoppiamento di precauzioni e di ceppi per parte di chi ha interesse a mantenersi nel possesso.
Le speranze perdute da Emanuele Fenzi, non potevano essere che l'indipendenza d'Italia, la possibilità di risparmiare alla Toscana l'invasione austriaca col richiamo spontaneo della monarchia costituzionale.
XLVI.
Venezia, 19 giugno 1849.
Caro Babbo Due parole in fretta ti scrivo questa sera e te lo spedisco col solito mezzo di Trieste, che ti indicai con l'ultima mia del 7 andante. L'oggetto è di darti le mie nuove che sono eccellenti e di pregarti di far pervenire al loro destino le tre