Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno
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1939
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pagina
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311
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Corrispondenza tra Emanuele e Carlo Fenzi nel 1849 311
La famìglia e gli amici stanno tutti bene e ti salutano. Ti scrivo in piccolo foglio per accludere la lettera a Papadopoli onde ti giunga sicura.
Il 2 luglio fu deciso di non difendere ulteriormente Roma e di cedere alla forza. I francesi occuparono e sorpassarono le porte di S. Pancrazio e Portese, mentre Garibaldi, con 4000 armati abbandonava la città, dalla parte 4Ì'. Gwvanntio, luterano.
Il 3 Oudinot, alla testa delie truppe, occupò effettivamente la città.
XLIX.
Venezia, 4 luglio 1849.
Caro Babbo - Ti scrivo senza sapere quando io potrò spedirti questa lettera poiché manchiamo affatto di mezzi di comunicazione con qualunque siasi parte del mondo. I soli vapori francesi, qui di stazione, a volta ci fanno il piacere di portare qualche lettera a Trieste quando vi si recano per approvigionarsi. Io ho tanta antipatia con loro (i francesi) che non ci parlo mai e mi servo di mezzi indiretti per fargliele capitare in mano.
Questa mattina ho ricevute tutte insieme le tue carissime del 7, 16 e 23 giugno, pervenutemi da Trieste per mezzo della Fregata il Panama* Mi gode 1*animo di sentire che tutti in casa stanno bene ed auguro che così sia per lungo tempo. Io sto benissimo, la mia salute è eccellente ed il mio appetito tutValtro che da blocco.
Le nostre cose qui vanno al solito, cannonate dalla mattina alla sera e dalla seta. alla mattina, senza che gli austriaci guadagnino un passo di terreno. I guasti che essi ci fanno il giorno si aggiustano la notte, lo stesso fanno essi pure. Le nostre perdite possono computarsi, un giorno per l'altro, a cinque o sei morti e dieci o dodici feriti. Nei giorni scorsi abbiamo avuto due disgrazie extra. La prima fu che la fabbrica della polvere della quale tanto si abbisogna, saltò in aria. Io credo che non fosse caso fortuito, ma bensì fatto appositamente da qualche par ti tante austriaco, il quale sapeva bene che distruggere la polveriera era lo stesso che tagliare le braccia alla resistenza di Venezia; comunque si sia, non si è potuto scoprir nulla. Grazie a Dio la disgrazia è stata meno grande di quello che si poteva supporre. Quattro uomini rimasero uccisi e diversi feriti, le macchine però soffrirono pochissimo ed oggi tutto è rimesso all'ordine e si torna a lavorare. In questo frattempo si è fatta la polvere cosidetta rivoluzionaria, cioè in barili che si fanno rotolare finché è fatto il miscuglio alla meglio. L'altea fu pure un incendio, cagionato nel fortino del piazzale di mezzo della strada ferrata. Una granata venne a colpire là dove una bomba aveva un poco danneggiato il blindaggio della polveriera, s'introdusse e scoppiò nel magazzino delle polveri dove ai trovavano sopra trecento cariche. Lo scoppio fu terribile, dieci uomini rimasero uccisi, altri dieci o dodici furono dissepolti di sotto alle rovine, cagionate dall'esplosione, più o meno malconci. Dei sette cannoni che stanno lì in batteria, uno solo potè continuare il fuoco, gli altri rimasero coperti di terra e sassi. Il buon tenente colonnello Rossaroll di Napoli, quello stesso che comandava un battaglione di volontari napoletani a Curtatone e che fu ivi ferito e decorato della Croce di S. Giuseppe, comandava quella batteria con la bravura che lo distingueva; si gettò subito in acqua a recuperare la bandiera e la ripiantò subito sul parapetto, poi diresse con tanta energia e seppe ispirar tanto coraggio alla truppa, che dopo tre ore la batteria era sgombrata dalle rovine ed i pezzi potevano far fuoco, nonostante il fuoco nutrito che il nemico non cessò di dirigere su quel punto. Egli se ne stava ritto sul parapetto accanto alla