Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <313>
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Corrispondenza tra Emanuele e Carlo Fenzi nel Ì549 313
Nella settimana scorsa abbiamo avuto varie avventure straordinarie. La prima e la più marcante, fa la sorpresa che gli austriaci fecero alla batteria di mezzo il poute la notte dal 6 al 7 corrente. Essi cominciarono dal lanciare un brulotto verso la bat­teria dalla parte sinistra, il quale scoppiò in vicinanza della medesima, danneggiando alcuni archi del ponte. Questo richiamò l'attenzione dei nostri da quella parte, molto più, che poco dopo, lanciarono uno di quei palloni con i quali pretendono bombardare Venezia, al quale tenne dietro un secondo brulotto rimorchiato da una bavca a remi che scendeva come il primo dalla parte sinistra del ponte. Contro questa barca si cominciarono a tirare delle fucilate e tre cannonate a mitraglia, dietro le quali più non si vide. Il brulotto solo scendeva per la corrente con un bel fuoco del bengala acceso in testa. Mentre tutti ansiosi guardavano da quel lato, una cinquantina di uomini arditi erano sbarcati sulla destra della batteria e con un hurra! terribile, si lanciarono sul parapetto. In quel momento non puoi immaginarti lo scompiglio. Nella batteria non vi erano che diciotto uomini armati di fucile, il resto erano cannonieri senz'armi e lavoranti che avevano messo in sesto i parapetti, dai danni del giorno. La sorpresa, la notte, la mancanza di armi, produssero uno scompiglio grande nel momento, che degenerò in una débàcle generale, nonostante la bravura degli ufficiali che tentavano di rannodare i pochi armati e di resistere con le scia­bole al nemico, il quale, attonito egli stesso della sua audacia, era rimasto titubante per vari momenti. Non vi fa per il momento da fare altro che ritirarsi di là. Però, trecento passi lontano, furono rimessi a rango gli uomini col fucile, si aspettò qualche minuto 25 gendarmi che venivano in soccorso dalla seconda batteria e poi, i bravi ufficiali in testa ed al passo di corsa, si lanciarono alla carica contro il nemico, il quale non offrì che pochissima resistenza. I più si lanciarono nell'acqua, altri, nascondendo il capo fra le mani si lasciarono scannare come pecore* In un minuto la batteria era ripresa. Nel tempo però che gli austriaci erano rimasti padroni avevano inchiodato alla meglio i nostri pezzi all'eccezione di un solo il quale servi per dare ai fuggiaschi un saluto di mitraglia. Di lì a poche ore la batteria faceva di nuovo fuoco da tutti i pezzi. Sono stati arrestati e messi sotto consiglio di guerra quelli che erano di guardia agli avamposti poiché, o per negligenza o per paura o per tradimento, lasciarono, senza avvisare, passare i nemici che assaltarono la batteria.
Un'altra avventura più favorevole a noi fu che il Vapore austriaco il Vulcano, il più grosso che abbiano, venne in secca verso la foce della Brenta, quasi a tiro di una delle nostre batterie, dalle quali gli furono lanciate molte cannonate. L'ordine di andare a prenderlo non fu però abbastanza presto eseguito dalla divisione navale, talché la marea, che cresce verso il far del giorno, lo rimise a galla e gli fu possibile di scappare.
Di tutti questi fatti sono persuaso che ne avrete ragguagli dai fogli più o meno tedeschi. Altri combattimenti, hanno avuto luogo senza risultato né dall'una né dal­l'altra parte; ma, non potendo incrociare che malamente dopo aver messo il polve­rino, conchiuderò col dirti che sembra che gli austriaci abbiano abbandonato l'assedio di Brondolo, levando tutti i cannoni che avevano già disposti nelle trincere. Una porzione della flotta è pure partita; non se ne conosce la ragione, ma si parla di una insurrezione in Romagna.
Con dolore abbiamo sentito la caduta di Berna.
Qui si va avanti al solito e se si avvera la partenza degli austriaci dai contorni di Brondolo ci potremo approwisionare con facilità per molto tempo.