Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno
<
1939
>
pagina
<
314
>
314
Mario Nobili
Uccelli sta bene, si distingue ed è stato promosso. Mi ha pregato di fare tanti saluti a tutta la famiglia.
Per il fatto d'armi della batteria di S. Antonio (del Piazzale di mezzo al Ponte) tanto l'Anonimo Diarista (vedi: MARCHESI, in Miscellanea Veneziana 1848-49, Roma, 1936-XIV e BASSANI UGO, Venezia nel 1849: Cronaca inedita, con 15 tavole (Milano, Ceschina, 1938), che FRANCESCO CABRANO, Della difesa di Venezia negli anni 1848-49 (Genova, Tip. Moretti, 1850) e AGOSTINO NOARO, Dei volontari in Lombardia e nel Tirolo e della difesa di Venezia nel 1848-49 (Torino, tip. Zecchi e Bona, 1850) narrano essere stato il colonnello napoletano Enrico Cosenz che, seguito da Gendarmi e Cacciatori delle Alpi, riuscì a rigettare il nemico dalla batteria. Dal Diarista si viene a sapere che l'ufficiale che aveva fatto l'ultima ronda era un certo Parco Vass, che fa -messo agli arresti. Dal Carrano che le barche dei posti avanzati furono vedute ritirarsi senza che avessero tirato un sol colpo di moschetto, che pure era il segnale convenuto per lo apprezzarsi del nemico. Dal Carrano stesso che l'ufficiale inferiore che comandava i posti avanzati era legato, per parentela, ad uno del campo nemico.
LI.
Firenze, 17 luglio 1849.
Caro Carlo Ho ricevuto ieri con sommo piacere, per la via d'Ancona, la tua carissima -de* 10 corrente e, per tua regola, essa era stata aperta e risigillata senza alcuna precauzione. Ti ringrazio delle notizie, e le ho comunicate a uno dei nostri giornali che probabilmente le inserirà.
Roma era il ricovero di tutta la parte marcia dell'Italia; di quella iniqua setta che ha rovinato tutte le sue speranze e che se avesse trionfato nelle strade di Parigi il 13 giugno e avesse potuto dominare nella nostra penisola avrebbe distrutto la Società ed ogni viver civile. La sua caduta però, lungi da rattristare l'anima di ogni buono italiano, deve rallegrarla* come, se si eccettuano i cattivi e gli incorreggibili che non sono molti, l'ha rallegrata.
Io sono poi lontano dal metter Venezia nella stessa categoria di Roma; essa non valle demagogia, né anarchia e mantenendo l'ordine pubblico ne diede prova scacciando i Garibaldi, i Gavazzi, i Mortimi e molti altri di questa tempra. Guardati perciò da confondere Venezia con Roma;' l'ima rappresenta il coraggio, il patriottismo, la virtù; l'altra il giacobinismo e la sovversione con cui tutto si demolisce e nulla si può fondare. Venezia segna una bella pagina nella storia d'Italia, mai suoi sforzi, disgraziatamente, non possono portare a nessun buon resultato dacché la necessità di difendere la società pericolante ed ogni civile esistenza ha riunite in un sol fascio tutte le potenze d'Europa. Tutte le resistenze a questa volontà generale sono inutili, siano esse o d* indole generosa o d'indole perversa. Venezia, Rastadt e l'Ungheria sono questioni di tempo, ma non dubbiose, e perciò mi duole che tu ti sia imbarcato male. Potresti però essere ancora in tempo a rimetterti nella buona via, persuadendoti che quella presa non può mai condurre a que 11' intento che tutti desideriamo, ma che non è conseguibile con i mezzi rivoluzionari perchè questi sollevano l'interesse generale di tutti alla loro repressione. Persuaditi inoltre che durante la tua vita quell'intento può prepararsi alle generazioni future, ma non ottenersi per le generazioni presenti e perciò io credo opera di Buon cittadino il rivolgere tutte le sue mire ai miglioramenti e riforme e non all'impossibile ottenimento immediato dello scopo finale.
Nonostante tutto questo e poiché tu prendesti* servizio, io devo convenire che tu non puoi onorevolmente sortirne sinché non sono decisi i destini di codesta città. Allora, come mi dici, tu ti recherai a Corfù o a Malta ed io, dietro un tuo avviso, potrò