Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <315>
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Corrispondenza tra Emanuele e Carlo Fenzi nel 1849 315
il tatto disporre per il tuo ritorno qui, poiché non ignori che io ho assolata necessità di riposarmi un poco e che, alla fine dell'anno venturo, voglio formare una nuova Ditta nella quale tu sarai interessato.
I profughi di Genova, di Roma e Livorno, che non possono ritornare, per essersi compromessi, in seno alle loro famiglie, si trovano in una ben dura situazione poiché, né Francia, né altri paesi gli vogliono, e non gli rimane che l'alternativa di recarsi in Algeria o agli Stati Unità.
La famiglia e gli amici stanno bene. Qui non abbiamo nulla di nuovo e si aspetta ansiosamente il ritorno del Granduca per sortire dal provvisorio. Intanto gli spensie­rati fiorentini se la passano allegramente e, in tutto il tempo della mia vita, non ho mai veduto i viali ed il piazzone delle Cascine cosi pieni zeppi di carrozze e di persone come nelle due scorse domeniche.
Ti prego dirmi come si chiama il Corpo nel quale tn servi, qnal grado tu hai e qua! paga ricevi, e lo stesso gradirei di sapere rapporto all'Uccelli, cui farai i miei saluti.
Si è qui detto che era stato costi proibito il pane di tutto grano e che eri ridotti a dei cibi insoliti, cominciando a penuriare le provvisioni anche a prezzi carissimi.
Gradirò conoscere quello che in ciò vi è di vero.
Garibaldi non fu mai a Venezia durante l'assedio. Partito da Firenze 1*8 novem­bre 1848 si diresse verso quella città, ma a Ravenna s'incontrò col bolognese Masina, che non era stato accolto in Venezia con i suoi cavallcggeri, perché quel Governo aveva stabilito di non accettare altri aiuti di uomini che non avrebbe potuto mantenere. Per questa ragione e per le notizie giunte da Roma, l'uccisione di Pellegrino Rossi (15) e la fuga del Papa (24), Garibaldi abbandonò il progetto di recarsi nella città assediata e si diresse, col Masina, verso Roma.
II padre Gavazzi, anche dopo che le truppe pontificie avevano lasciato Venezia, continuò a suscitare agitazioni nel Circolo del Popolo. Il 12 gennaio 1849 Manin gli proibì di tener un discorso al Circolo, sapendolo ostile al suo Governo e perché ecci­tava il popolo ad impadronirsi del potere. Il Gavazzi protestò; Manin rispose rimpro­verandogli le sue teorie socialiste, dissolvitrici e dannose alla concordia (cfr. PLAKAT CE LA FÀYE, Documenti e scritti autentici di D. Manin, Venezia, Antonelli, 1877, voli. 2, IL 158, edizione italiana). Ma il frate non si acquietò e il Manin lo fece imbarcare per Ravenna.
Antonio Mordini prese parte alla campagna del 1848 in Lombardia e alla difesa di Venezia, dove divenne ufficiale dello Stato Maggiore del generale Pepe; ma si occupò anche di politica. Il 1 ottobre, a nome del Circolo del Popolo, criticò acerba­mente l'azione del Governo provvisorio e chiese fosse convocata un'assemblea nella quale i lombardi, i veneti, ecc., che si trovavano nella città, potessero essere elettori ed eleggibili. Fu arrestato ed espulso.
LH.
Venezia, 18 luglio 1849.
Caro Babbo Spero che avrai ricevuto le mie lettere del 4 e 10 corrente, con le quali ti dava le mie nuove ed alcune notizie intorno allo stato di questa città. Rice­vei alcuni giorni fa la tua del 3 corrente dalla quale rilevai con sommo piacere che tutta la famiglia godeva di ottima salute. Io pure sto benissimo e non ho alcuna cosa da desiderare, per me particolarmente. La vita che conduco qui a Venezia è molto diversa do quella che forse t'immagini. Fino adesso mangio assai bene, spendendo molto è vero* cioè sette o otto lire a desinare per pane, vino, minestra, lesso, un piatto di pesce, il dolce, frutta e caffé; faccio visite quando non sono in servizio, insomma trovo il mezzo di passare il tempo molto bene essendo in generale amato e ben visto da quelli